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Intelligenza Artificiale ma quanto mi consumi?

Intelligenza Artificiale ma quanto mi consumi?

> L'intreccio tra IA e combustibili non rinnovabili: una svolta controverse nell'era tecnologica moderna.

Il crescente impiego dell'intelligenza artificiale (AI) sta esacerbando la domanda globale di energia, riportando alla ribalta l'utilizzo dei combustibili fossili. Questo fenomeno sta delineando un curioso contrasto tra le visioni future di progresso e quelle di regresso ambientale.

Nel quotidiano, le persone si rivolgono sempre più spesso ai chatbot per assistenza in diverse attività, dalle pianificazioni di viaggio all'accompagnamento nei momenti di solitudine. Questo massiccio "pensare elettronico" non fa che aumentare il fabbisogno energetico. Di fronte a questa situazione, la compagnia Dominion Energy, principale fornitore dei data center in Virginia, presuppone che il consumo di energia possa quadruplicare nei prossimi quindici anni, mettendo in allarme le compagnie elettriche sulla capacità di soddisfare una tale richiesta.

Nonostante la pressione pubblica verso una maggiore sostenibilità ambientale, le aziende del settore tecnologico non hanno ancora abbandonato del tutto i combustibili fossili, un paradosso reso necessario dall'urgenza di supportare la transizione verso fonti rinnovabili. Questa dicotomia diviene evidente negli sforzi compiuti dalle utility che, cercando di aderire agli obiettivi di green economy, si ritrovano ancora legate agli inquinanti tradizionali.

Negli Stati Uniti, il tentativo di minimizzare l'uso del carbone ha portato a una riduzione annuale di circa dieci gigawatt negli ultimi dieci anni. Tuttavia, secondo S&P Global Commodity Insights, l'incremento nella richiesta di energia potrebbe rallentare questo trend, portando a una riduzione di soli sei gigawatt annui fino al 2030. L'insufficiente sviluppo delle energie alternativa, come il solare e l'eolico, evidenzia la problematica di una transizione fluida verso l'energia verde, nonostante il potenziale ponte offerto dal gas naturale e dal nucleare.

Sebbene le fonti di energia pulita evitino l'estrazione di carbone, la loro implementazione necessita comunque di una grande quantità di metalli, fattore che, sommato alle difficoltà di approvvigionamento e alle tensioni geopolitiche, ha causato un marcato aumento dei prezzi delle materie prime. La Banca Mondiale ha rilevato che, anche prediligendo un calo dei prezzi del 3% quest'anno e del 4% l'anno successivo, l'indice dei prezzi al consumo manterrà un incremento del 38% rispetto alla media del quinquennio 2015-2019.

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