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UK: il piano AI miliardario si basa su fondi fantasma

UK: il piano AI miliardario si basa su fondi fantasma

> La corsa ai datacenter AI nel Regno Unito solleva dubbi: un'indagine del Guardian mette in discussione la solidità reale degli oltre 100 miliardi di sterline in investimenti annunciati dal governo Starmer.

Nel cuore della corsa globale all'intelligenza artificiale, i governi di tutto il mondo competono per attrarre investimenti miliardari nel settore dei datacenter e delle infrastrutture computazionali, promettendo crescita economica, occupazione e leadership tecnologica. Il Regno Unito ha puntato forte su questa strategia, con l'attuale governo laburista di Keir Starmer che ha promesso di "iniettare l'AI nelle vene dell'economia britannica", citando oltre 100 miliardi di sterline in investimenti privati attratti dal settore. Ma un'indagine del Guardian ha sollevato interrogativi profondi sulla solidità reale di questi annunci, rivelando un quadro in cui le cifre proclamate nei comunicati stampa ufficiali potrebbero non corrispondere a impegni concreti e verificabili sul territorio.

Al centro della vicenda ci sono due aziende strettamente legate al colosso dei chip per AI Nvidia, la cui capitalizzazione si aggira attorno ai 4 trilioni di dollari: la londinese NScale e la statunitense CoreWeave. Entrambe operano nel segmento dell'infrastruttura computazionale ad alta intensità energetica, ovvero la fornitura di capacità di calcolo su larga scala essenziale per l'addestramento e l'inferenza dei modelli di deep learning più avanzati. Proprio questa tipologia di infrastruttura — i cosiddetti datacenter AI-ready equipaggiati con GPU Nvidia di ultima generazione — è oggi oggetto di una competizione geopolitica senza precedenti, con oltre 500 miliardi di dollari promessi a livello mondiale nel solo 2025.

Il caso CoreWeave è emblematico delle ambiguità contabili denunciate nell'indagine. Nel 2024, il governo Sunak aveva celebrato un investimento da 1 miliardo di sterline da parte dell'azienda, presentato come l'apertura di "due nuovi datacenter" sul suolo britannico. I registri urbanistici esaminati dal Guardian indicano però che nessuna nuova struttura fisica è stata costruita nei siti indicati — uno nel London Docklands, uno a Crawley vicino all'aeroporto di Gatwick — durante quel periodo. In realtà, CoreWeave sarebbe diventata cliente di due datacenter già esistenti, uno edificato nel 2002 e uno nel 2015, che ospitano già operatori come Google e Fujitsu. L'operazione si traduce sostanzialmente nel noleggio di spazio rack e nel dispiegamento di chip Nvidia prodotti a Taiwan da una società americana.

CoreWeave ha difeso la propria posizione affermando che portare nuova capacità computazionale online attraverso il deployment di chip all'interno di strutture esistenti rappresenta un approccio "standard nel settore". L'azienda ha precisato che l'investimento complessivo include i costi di locazione, infrastruttura energetica, apertura dell'ufficio europeo a Southwark e costi del personale. Ha però rifiutato di indicare quanti posti di lavoro siano stati effettivamente creati, un dato che il governo britannico ha dichiarato di non essere in grado di verificare autonomamente.

"Le grandi aziende tech gonfiano artificialmente la creazione di posti di lavoro e l'impatto economico dei datacenter per compiacere governi come quello britannico, disperati nel voler dimostrare di far crescere l'economia." — Cecilia Rikap, professoressa di economia all'University College London

Il progetto più controverso riguarda NScale e il suo annunciato "supercomputer sovrano" a Loughton, Essex, a circa 20 chilometri a nord di Londra. A gennaio 2025, il governo aveva proclamato che NScale avrebbe costruito il più grande datacenter AI sovrano del Regno Unito, con un investimento da 2,5 miliardi di dollari e il completamento previsto entro il 2026. I giornalisti del Guardian hanno visitato il sito a febbraio, trovandolo ancora in uso come deposito di ponteggi da parte di una società edile londinese. NScale ha presentato la domanda di pianificazione urbanistica solo a fine febbraio, dopo che l'indagine era già iniziata, e i registri catastali non mostrano ancora l'azienda come proprietaria del terreno.

Il Dipartimento per la Scienza, l'Innovazione e la Tecnologia britannico ha ammesso, in risposta alle domande del Guardian, che i 2,5 miliardi di NScale non costituiscono un contratto formale, bensì una "intenzione di impegnare capitale", che potrebbe includere attrezzature e finanziamenti. Il dipartimento ha anche riconosciuto di "non svolgere un ruolo attivo nell'auditing di questi impegni", una dichiarazione che pone interrogativi seri sulla governance degli annunci di investimento AI di rilievo pubblico. NScale ha intanto comunicato di aver raccolto un round di finanziamento da 2 miliardi di dollari, con una valutazione che balza a 14,6 miliardi, e ha nominato nel proprio consiglio di amministrazione l'ex vicepremier britannico Nick Clegg e l'ex COO di Meta Sheryl Sandberg.

La terza grande iniziativa sotto esame è il sito di Lanarkshire, in Scozia, dove CoreWeave, in partnership con la società scozzese DataVita, dovrebbe realizzare un datacenter iperscalabile da oltre 1 gigawatt di energia rinnovabile on-site entro quattro anni. Il governo ha parlato di 3.400 posti di lavoro nella fase costruttiva. Attualmente, il sito ospita un datacenter da 24 megawatt — meno del 3% della capacità promessa. La dottoressa Kat Jones, direttrice dell'associazione ambientalista scozzese APRS, ha definito le affermazioni sul gigawatt di energia rinnovabile "totalmente campate in aria", sottolineando che una simile struttura avrebbe il fabbisogno energetico equivalente a mezzo milione di abitazioni, ovvero un ottavo del consumo elettrico dell'intera Scozia.

La questione pone un problema metodologico più ampio che riguarda l'intero ecosistema degli annunci di investimento AI. Secondo Cecilia Rikap, professoressa di economia all'UCL, questo fenomeno non è circoscritto al Regno Unito ma si ripete su scala globale: le aziende tech sfruttano la flessibilità delle definizioni contabili per gonfiare le cifre presentate ai governi, includendo acquisti di attrezzature, costi operativi, affitti e persino investimenti già pianificati sotto un'unica etichetta di "investimento". Il risultato è una narrativa di crescita economica AI-driven che può sopravvalutare significativamente l'impatto reale sul tessuto produttivo locale.

Sul fronte normativo, la vicenda richiama l'attenzione sull'assenza di meccanismi di verifica indipendente per gli impegni di investimento nel settore AI, una lacuna che in Europa potrebbe essere almeno parzialmente colmata dall'AI Act europeo, il quale impone obblighi di trasparenza e accountability sui sistemi ad alto rischio, ma non copre direttamente la rendicontazione degli investimenti infrastrutturali. La questione di chi debba auditare queste promesse — se i governi, le autorità di vigilanza finanziaria o organi indipendenti — rimane aperta e urgente, specie in un contesto in cui le infrastrutture AI stanno diventando asset strategici nazionali.

Mentre il progetto Stargate UK — la joint venture tra NScale, Microsoft e OpenAI per sviluppare infrastrutture AI distribuite su più siti nel paese — viene presentato come pilastro della strategia industriale britannica, la domanda che emerge con forza è se i framework di governance esistenti siano adeguati a verificare promesse di questa portata. Per sviluppatori, startup e istituzioni di ricerca che dipendono dalla disponibilità di capacità computazionale sovrana, la differenza tra un impegno reale e un'intenzione vaga non è una questione contabile astratta, ma il presupposto concreto su cui costruire progetti e roadmap tecnologiche.