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Trump vuole fermare le leggi statali sull'AI

Trump vuole fermare le leggi statali sull'AI

> Gli Stati Uniti sono divisi sulla regolamentazione dell'IA: mentre il Congresso è bloccato, i singoli stati avanzano proposte legislative sfidando la Casa Bianca e le lobby tech.

Nel mezzo di un dibattito nazionale sempre più acceso sulla governance dell'intelligenza artificiale, gli Stati Uniti si trovano in una condizione di profonda frammentazione normativa: mentre il Congresso federale rimane paralizzato, sono i singoli stati ad avanzare proposte legislative per regolamentare una tecnologia che sta già ridisegnando l'economia, il mercato del lavoro e la sfera pubblica. Questo vuoto regolatório ha spinto una nuova generazione di legislatori — molti dei quali con esperienze dirette nell'industria tech — a trasformare la questione dell'AI in una battaglia politica di prima linea, sfidando apertamente le direttive della Casa Bianca e le pressioni di un settore che muove miliardi di dollari in attività di lobbying.

Al centro di questa tensione c'è Doug Fiefia, rappresentante statale dello Utah e candidato al Senato statale, che ha lavorato per anni come manager commerciale presso Google, dove ha coordinato team impegnati nell'implementazione dei primi modelli di AI per clienti aziendali. È proprio questa esperienza diretta ad averlo convinto che il settore tecnologico metta sistematicamente gli interessi economici davanti al benessere collettivo: "Quello che ho capito è che la Big Tech pensa al proprio bilancio e si preoccupa di fare soldi, non di fare la cosa giusta per l'umanità," ha dichiarato Fiefia. Il suo progetto di legge nello Utah — che includeva protocolli di sicurezza per minori, protezione per i whistleblower del settore AI e obblighi di disclosure pubblica sui rischi — è passato all'unanimità in commissione alla Camera, per poi morire rapidamente quando l'amministrazione Trump ha inviato una lettera al Senato statale definendo la misura "non emendabile".

La posizione dell'amministrazione Trump è netta: un'unica normativa nazionale standardizzata, in modo da evitare che un mosaico di regolamentazioni statali possa compromettere la competitività americana nella corsa globale all'AI, con la Cina come principale rivale. Il presidente ha firmato un ordine esecutivo che include minacce legali e penalità sui finanziamenti federali per scoraggiare nuove regolamentazioni a livello statale. Un framework recentemente rilasciato dalla Casa Bianca prevede esplicitamente la possibilità di annullare le leggi statali considerate "troppo onerose", pur ammettendo eccezioni per la protezione dei minori e del copyright.

Nonostante queste pressioni, il numero di proposte legislative negli stati non si è ridotto: si contano oggi oltre 1.000 disegni di legge in elaborazione nei parlamenti statali, un dato che fotografa con precisione il livello di inquietudine collettiva nei confronti di una tecnologia percepita come sfuggente al controllo democratico. Un sondaggio Quinnipiac recente rivela che circa 8 americani su 10 si dichiarano "preoccupati" o "molto preoccupati" per l'AI, con circa tre quarti degli intervistati convinti che il governo non stia facendo abbastanza per regolamentarla. La domanda di intervento è trasversale: circa il 90% dei democratici e il 60% dei repubblicani chiedono un maggiore coinvolgimento delle istituzioni.

"È come correre contro un esercito di lobbisti a tempo pieno" — Monique Priestley, legislatrice del Vermont ed ex dipendente tech, descrive così la pressione dell'industria sui progetti di legge AI negli stati.

Le normative più significative sono finora emerse in California e New York, stati a guida democratica. Le disposizioni approvate si concentrano sulla disclosure dei rischi catastrofici — come scenari in cui sistemi AI controllano infrastrutture critiche quali centrali nucleari, o in cui i modelli smettono di rispondere alle direttive umane — ma anche su obblighi di segnalazione degli incidenti pericolosi. In Florida, il governatore repubblicano Ron DeSantis ha inserito la questione AI in una sessione legislativa straordinaria, spingendo per controlli parentali sull'uso dei sistemi conversazionali da parte dei minori e per il divieto di utilizzo non consensuale dell'immagine di persone fisiche. La misura ha ottenuto un'approvazione schiacciante al Senato statale, per poi fermarsi alla Camera.

A guidare questa rete informale di ex dipendenti tech diventati legislatori c'è anche Alex Bores, ex data scientist presso Palantir — azienda specializzata in analisi dei dati e sistemi AI per la difesa e la sicurezza — che ha lasciato l'impresa dopo la firma di un contratto con la prima amministrazione Trump per l'enforcement dell'immigrazione. Democratico eletto a New York, Bores è l'autore della legge statale firmata lo scorso anno che impone ai principali sviluppatori di AI di segnalare incidenti pericolosi alle autorità. Oggi è candidato alle primarie democratiche per il seggio congressuale lasciato libero dal deputato in pensione Jerry Nadler, che rappresenta gran parte di Manhattan. La risposta dell'industria non si è fatta attendere: un comitato politico pro-AI ha già speso 2,3 milioni di dollari contro la sua candidatura, in quello che Bores interpreta come un segnale intimidatorio verso chiunque voglia portare la regolamentazione dell'AI al livello federale.

Fiefia e Bores fanno parte della task force AI del Future Caucus, una rete di legislatori statali under 45 che condivide proposte normative tramite videoconferenze e chat di gruppo, cercando di rispondere collettivamente alle pressioni della lobby tecnologica. Monique Priestley, legislatrice democratica del Vermont con un background tech, co-presiede la task force con Fiefia e ha descritto con precisione la sproporzione di forze in campo: 166 dei 482 lobbisti registrati nel suo stato si sono espressi sul suo disegno di legge sulla privacy dei dati, poi bloccato con il veto del governatore. Il messaggio sottostante — che chi scrive leggi sull'AI debba confrontarsi con risorse di lobbying superiori di ordini di grandezza — è uno degli elementi strutturali più critici del dibattito regolatório americano.

Le misure più popolari nei parlamenti statali includono l'obbligo per i chatbot di segnalare agli utenti la propria natura non umana — una forma di trasparenza che in Europa trova già riscontro nei requisiti dell'AI Act europeo — e il divieto di generare pornografia non consensuale tramite AI, inclusi i casi in cui immagini reali vengono alterate rimuovendo o sostituendo gli abiti, pratica nota come "deepnude". Proposte di questo tipo godono di consenso trasversale, ma l'accelerazione del ciclo tecnologico rende difficile per le assemblee legislative tenere il passo con le nuove capability dei modelli.

Il senatore statale dello Utah Daniel McCay, avversario di Fiefia nella primaria repubblicana, rappresenta la corrente opposta: quella di chi ritiene che la storia dell'innovazione tecnologica — dal fuoco all'internet — dimostri che le società umane assorbono il cambiamento senza collassare e che il rischio maggiore sia l'eccesso di regolamentazione. "Questo disegno di legge avrebbe allontanato lo Utah dall'ecosistema dell'innovazione AI," ha detto McCay, sottolineando come la proposta andasse ben oltre la protezione dei minori, toccando aree sensibili come la disclosure obbligatoria dei rischi sistemici.

Il dibattito che si svolge nei sobborghi di Salt Lake City, tra attivisti repubblicani preoccupati per le risorse idriche e le teorie sui chemtrail, rispecchia in miniatura le fratture che attraversano il sistema politico americano davanti all'AI: l'incertezza su dove tracciare il confine tra innovazione e rischio, tra competitività economica e protezione dei diritti fondamentali. Con il Congresso ancora fermo, e l'amministrazione Trump impegnata a difendere uno spazio normativo federale che non ha ancora riempito di contenuti, il terreno di battaglia rimane per ora quello delle assemblee statali. La domanda che pende sull'intero sistema — se una normativa frammentata in cinquanta legislazioni diverse sia preferibile all'assenza di regole o a una regola unica calata dall'alto — è destinata a diventare uno degli snodi centrali del prossimo ciclo elettorale americano.