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Trump contro i media: la strategia autoritaria

Trump contro i media: la strategia autoritaria

> Utilizzare il governo per fini di partito, esercitare pressioni sui media privati e punire chi resiste alla linea politica imposta.

Le pressioni sui media americani e il sospetto sospensione di Jimmy Kimmel da parte della Disney stanno sollevando interrogativi preoccupanti sulla libertà di espressione negli Stati Uniti. Gli osservatori democratici notano parallelismi inquietanti con le tattiche utilizzate dal primo ministro ungherese Viktor Orbán per consolidare il controllo sui mezzi di comunicazione del suo paese. La combinazione di cause legali, pressioni economiche e minacce regolatorie potrebbe rappresentare una strategia sistematica per ridurre al silenzio le voci critiche.

L'ombra del modello ungherese

Gábor Scheiring, ex parlamentare ungherese che ha vissuto direttamente l'ascesa autoritaria di Orbán e ora professore presso la Georgetown University Qatar, riconosce uno schema familiare negli eventi americani. "Questa storia mi è molto familiare", ha dichiarato a CNN, spiegando come Orbán abbia utilizzato una combinazione di incentivi e minacce per portare i proprietari dei media dalla sua parte.

Il caso ungherese offre un manuale preoccupante: indebolimento dell'emittenza pubblica, controllo dei media indipendenti attraverso pressioni legali ed economiche, e una strategia che premia la sottomissione e punisce la resistenza. Scheiring sottolinea un aspetto cruciale del successo di Orbán: "I proprietari dei media, sia stranieri che nazionali, hanno largamente capitolato individualmente piuttosto che organizzare una resistenza collettiva, permettendo così la strategia di cattura sistematica di Orbán".

Le capitolazioni americane

Disney ha scelto di risolvere extragiudizialmente la causa per diffamazione intentata da Trump contro ABC lo scorso dicembre, evitando di difendersi in tribunale. Anche Paramount ha seguito la stessa strada nel luglio scorso, nonostante gli esperti legali ritenessero che l'azienda avesse un caso molto solido contro le accuse dell'ex presidente.

Queste decisioni aziendali si inseriscono in un contesto più ampio di pressioni governative senza precedenti. Brendan Carr, presidente della Federal Communications Commission nominato da Trump, ha avviato indagini contro diversi proprietari di stazioni televisive sgradite al presidente e si è inserito politicamente in modi mai visti prima da parte di funzionari FCC.

La combinazione di cause legali e pressioni regolatorie crea un clima di autocensura

La strategia delle pressioni multiple

Il presidente ha ora intentato cause sia contro il Wall Street Journal che contro il New York Times, continuando la sua guerra legale contro i media critici. Almeno due importanti proprietari di stazioni televisive, che necessitano dell'approvazione FCC per operazioni pendenti, hanno deciso di rimuovere lo show di Kimmel dalle loro stazioni prima che ABC prendesse la decisione definitiva di sospendere il conduttore.

L'American Civil Liberties Union ha lanciato un allarme severo, definendo questi sviluppi "oltre il maccartismo". L'organizzazione ha dichiarato che "i funzionari di Trump stanno ripetutamente abusando del loro potere per fermare idee che non gli piacciono, decidendo chi può parlare, scrivere e persino scherzare".

Secondo Scheiring, l'uso del potere dell'autorità dei media per spingere le emittenti verso l'autocensura rappresenta una "tattica classica di Orbán". Le minacce pubbliche di Carr ad ABC riguardo Kimmel "sembrano molto simili" agli approcci utilizzati dal leader ungherese quando prese il potere nel 2010 e indirizzò l'Ungheria verso una direzione più autoritaria.

Un test per la democrazia americana

La preoccupazione principale degli esperti di libertà di stampa riguarda l'effetto domino che queste pressioni potrebbero avere sull'intero panorama mediatico americano. La capitolazione di Disney e le azioni di Carr rappresentano, secondo l'ACLU, "una grave minaccia alle nostre libertà del Primo Emendamento".

Il modello ungherese dimostra come l'erosione della libertà di stampa possa avvenire gradualmente, attraverso mezzi apparentemente legali ma che nel loro insieme creano un clima di paura e sottomissione. La sfida per la democrazia americana sarà determinare se le sue istituzioni riusciranno a resistere a questa pressione sistematica o se, come in Ungheria, la mancanza di resistenza collettiva permetterà una trasformazione più profonda del panorama mediatico nazionale.