Un team di ricercatori del Toyota Research Institute e dell'Università di Stanford ha compiuto un importante passo avanti nel campo della guida autonoma. Gli scienziati hanno sviluppato due veicoli a guida autonoma in grado di eseguire manovre di drift controllato, spingendo così i limiti della tecnologia di guida senza conducente.
Le due auto autonome hanno dato prova delle loro abilità eseguendo spettacolari drift in tandem presso il circuito Thunderhill Raceway Park in California lo scorso maggio. Un video promozionale mostra le vetture sfrecciare a pochi metri l'una dall'altra dopo che i piloti umani hanno ceduto il controllo ai sistemi autonomi.
Secondo il professor Chris Gerdes di Stanford, che ha guidato il coinvolgimento dell'università nel progetto, le tecniche sviluppate potrebbero in futuro trovare applicazione nei sistemi di assistenza alla guida. "Stiamo cercando di capire se possiamo eguagliare le prestazioni dei migliori piloti umani", ha dichiarato Gerdes.
Potenziali applicazioni per la sicurezza stradale
I futuri sistemi di assistenza alla guida potrebbero utilizzare gli algoritmi testati sul circuito californiano per intervenire quando un automobilista perde il controllo, manovrando il veicolo fuori pericolo come farebbe un pilota professionista.
"Quello che abbiamo realizzato qui può essere ampliato per affrontare problemi più complessi come la guida automatizzata in scenari urbani", ha aggiunto Gerdes.
Nonostante i progressi, i veicoli a guida autonoma sono ancora lontani dalla perfezione. Dopo un decennio di promesse, i taxi senza conducente operano solo in situazioni limitate e possono ancora richiedere assistenza remota in caso di difficoltà.
Tecnologia all'avanguardia
I ricercatori hanno modificato due Toyota GR Supra dotandole di computer e sensori per tracciare la strada, gli altri veicoli e le caratteristiche delle auto stesse. Hanno inoltre sviluppato algoritmi che combinano modelli matematici avanzati delle proprietà degli pneumatici e del tracciato con machine learning, permettendo alle vetture di imparare autonomamente l'arte del drift.
La professoressa Ming Lin dell'Università del Maryland, esperta di guida autonoma, ha definito il lavoro "un entusiasmante passo avanti nell'aiutare le auto a guida autonoma a operare in condizioni estreme". Lin ha sottolineato l'importanza di combinare il machine learning con modelli fisici nel mondo reale.
Evoluzione della ricerca
Toyota e Stanford avevano già dimostrato algoritmi per il drift autonomo nel 2022. La nuova sfida di far driftare due veicoli in tandem ha richiesto un controllo ancora più preciso e la comunicazione tra le auto. I computer di bordo calcolano fino a 50 volte al secondo come bilanciare sterzo, acceleratore e freno.
Avinash Balachandran, vicepresidente della divisione Human Interactive Driving di TRI, ha spiegato: "Stiamo studiando come controllare l'auto ai limiti delle prestazioni, quando gli pneumatici slittano, condizioni che si potrebbero incontrare guidando su neve o ghiaccio".
Nonostante i recenti progressi dell'intelligenza artificiale in campi come l'elaborazione del linguaggio naturale, padroneggiare il mondo fisico imprevedibile rimane una sfida completamente diversa. Come sottolinea Balachandran, mentre un'allucinazione in un modello linguistico potrebbe non essere grave, con un'auto le conseguenze potrebbero essere ben più serie.
Questa ricerca apre nuove prospettive per lo sviluppo di sistemi di guida autonoma sempre più avanzati e sicuri, in grado di affrontare anche le situazioni più estreme sulle nostre strade.
L'arte del drifting, pur sembrando una pratica moderna, affonda le sue radici nella storia dell'automobilismo. Già negli anni '60 e '70, i piloti di rally giapponesi perfezionavano tecniche di guida che prevedevano lo scivolamento controllato dell'auto nelle curve, gettando le basi per quello che sarebbe diventato il drift moderno.
La nascita ufficiale del drifting come disciplina sportiva si fa risalire agli anni '70 in Giappone, grazie al leggendario pilota Kunimitsu Takahashi. La sua tecnica di guida, che privilegiava la spettacolarità alla pura velocità, catturò l'immaginazione del pubblico e di altri piloti, tra cui il famoso Keiichi Tsuchiya, soprannominato "Drift King".
È interessante notare come la Toyota, ora all'avanguardia nella ricerca sulla guida autonoma in drift, abbia giocato un ruolo cruciale nella storia di questa disciplina. La Toyota AE86, una compatta sportiva degli anni '80, divenne l'auto iconica del drifting, immortalata anche nel manga e anime "Initial D".
Il drifting non è solo uno sport, è un'arte che richiede precisione, controllo e un profondo legame tra pilota e macchina
L'evoluzione del drifting da pratica underground a sport riconosciuto ha portato alla creazione di campionati internazionali come il D1 Grand Prix in Giappone e la Formula Drift negli Stati Uniti. Questi eventi hanno contribuito a perfezionare le tecniche e le auto utilizzate, spingendo i limiti di ciò che è possibile fare con un veicolo in condizioni di aderenza limite.
La ricerca di Toyota e Stanford sul drifting autonomo rappresenta quindi un ponte affascinante tra la tradizione del motorsport e il futuro della guida autonoma. L'applicazione di algoritmi avanzati per replicare e potenzialmente superare le abilità umane in questa disciplina così tecnica apre scenari entusiasmanti.
Una curiosità: il drifting non è solo una questione di stile o spettacolo. In alcune situazioni, come nelle gare di rally su ghiaia o neve, la tecnica del drift controllato può effettivamente risultare più veloce di una traiettoria convenzionale. Questo perché permette all'auto di allinearsi meglio con la curva successiva, riducendo il tempo necessario per cambiare direzione.
L'impatto di questa ricerca potrebbe estendersi ben oltre il mondo delle corse. Sistemi di controllo della trazione e stabilità più sofisticati potrebbero emergere da queste sperimentazioni, rendendo le auto di tutti i giorni più sicure in condizioni estreme. Inoltre, la capacità di gestire situazioni al limite potrebbe rivelarsi cruciale per i futuri veicoli autonomi che potrebbero trovarsi ad affrontare condizioni meteorologiche avverse o emergenze improvvise.