TechScape: L'intelligenza artificiale può davvero salvare un sistema sanitario in crisi?

TechScape: L'intelligenza artificiale può davvero salvare un sistema sanitario in crisi?

> Intelligenza artificiale: un alleato nella lotta al cancro per il NHS, ma c'è chi teme che distolga l'attenzione da sfide più urgenti

In un recente articolo pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, un gruppo di specialisti ha lanciato un monito contro quella che definiscono una vera e propria "ossessione" per soluzioni tecnologiche innovative come l'IA, presentate erroneamente come panacea per la crisi del sistema oncologico.

Secondo gli autori, c'è una tendenza diffusa tra i vertici del NHS a considerare le nuove tecnologie come strumenti in grado di ridurre automaticamente le disuguaglianze nell'accesso alle cure. In realtà, avvertono gli esperti, sistemi come l'IA rischiano paradossalmente di creare ulteriori barriere per i pazienti con minori competenze digitali o sanitarie.

Un approccio più pragmatico

Anziché concentrarsi su soluzioni futuristiche, il documento propone un ritorno alle basi dell'assistenza oncologica, puntando su misure concrete come:

  • Aumentare il personale sanitario
  • Reindirizzare la ricerca verso ambiti meno "di moda" ma fondamentali come chirurgia e radioterapia
  • Creare un'unità dedicata al trasferimento tecnologico, per garantire che i trattamenti già dimostratisi efficaci vengano effettivamente integrati nelle cure di routine

Il timore espresso dagli specialisti è che le promesse future dell'IA stiano distogliendo l'attenzione da cambiamenti necessari nell'immediato. Questo fenomeno ricorda il concetto di "bionic duckweed" (lenticchia d'acqua bionica), coniato nel 2020 per descrivere l'uso di tecnologie ipotetiche future come argomento contro investimenti concreti nel presente.

I limiti dell'IA in ambito sanitario

Anche nell'ipotesi in cui l'IA mantenesse le sue promesse nella lotta contro il cancro, senza un'adeguata preparazione del sistema il suo potenziale potrebbe rimanere inespresso. Come sottolinea Ajay Aggarwal, oncologo e autore principale dello studio:

"L'IA è uno strumento di supporto al flusso di lavoro, ma abbiamo prove limitate che possa effettivamente migliorare la sopravvivenza dei pazienti. Potrebbe potenzialmente aiutare il personale, ma servono sempre persone in carne e ossa per visitare i pazienti, prelevare sangue, eseguire interventi chirurgici e comunicare brutte notizie."

Nel breve termine, anche un'IA estremamente efficace potrebbe avere un impatto limitato se non vengono risolti i colli di bottiglia esistenti nel resto del sistema sanitario. Nel peggiore dei casi, si potrebbe addirittura assistere a una sorta di "attacco di negazione del servizio" abilitato dall'IA, con le sezioni del flusso di lavoro potenziate dalla tecnologia che sovraccaricano il resto del sistema.

Verso un'integrazione equilibrata

Nel lungo periodo, i sostenitori dell'IA sperano che i sistemi sanitari si adatteranno per incorporare efficacemente la tecnologia. Tuttavia, è importante non dare per scontato che la semplice capacità dell'IA di svolgere alcuni compiti medici sia sufficiente a risolvere le criticità di un sistema sanitario in crisi.

L'articolo evidenzia la necessità di un approccio equilibrato, che sfrutti il potenziale dell'IA senza trascurare gli aspetti fondamentali dell'assistenza sanitaria e le competenze insostituibili del personale medico. Solo attraverso una strategia integrata sarà possibile massimizzare i benefici delle nuove tecnologie, garantendo al contempo cure efficaci e accessibili a tutti i pazienti.

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