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Tassa su AI e crypto per finanziare il clima

Tassa su AI e crypto per finanziare il clima

> Laurence Tubiana invita i governi a valutare l'introduzione di tasse sulle tecnologie ad alto consumo energetico per ridurre l'impatto ambientale.

Nel panorama delle soluzioni innovative per contrastare la crisi climatica, emerge una proposta tanto audace quanto controversa: tassare l'intelligenza artificiale e le criptovalute per finanziare la lotta al cambiamento climatico. L'idea arriva da Laurence Tubiana, architetto degli accordi di Parigi del 2015 e attuale amministratore delegato della European Climate Foundation, che attraverso la Global Solidarity Levies Task Force sta esplorando nuove fonti di finanziamento per l'azione climatica. La proposta si basa su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: chi inquina di più, deve pagare di più.

Il costo energetico nascosto della tecnologia

I numeri parlano chiaro e sono impressionanti: la produzione di bitcoin consuma annualmente l'equivalente dell'intero fabbisogno energetico della Polonia. Parallelamente, l'intelligenza artificiale sta divorando risorse elettriche a ritmi vertiginosi, costringendo le aziende tecnologiche a una corsa frenetica per assicurarsi forniture energetiche in tutto il mondo. Tubiana sottolinea come questa situazione giustifichi pienamente l'introduzione di tasse specifiche: "Potrebbe essere un primo passo, con la stessa logica applicata alle criptovalute, perché consumano molta energia".

La sfida tecnica per tassare l'AI si presenta complessa, ammette la stessa Tubiana, principalmente per il rischio che le aziende possano semplicemente spostare i propri datacenter in territori più favorevoli dal punto di vista fiscale. Tuttavia, per quanto riguarda le criptovalute, nonostante la prevedibile resistenza soprattutto dagli Stati Uniti - dove Donald Trump si è dimostrato un entusiasta sostenitore della tecnologia - l'interesse manifestato dai banchieri centrali lascia intravedere possibili sviluppi.

Primi successi concreti nel settore aeronautico

La task force ha già ottenuto un risultato tangibile con l'accordo siglato a fine giugno da otto paesi per l'introduzione di nuove tasse su biglietti business e first class, oltre che sui jet privati. Francia, Spagna, Kenya, Barbados, Somalia, Benin, Sierra Leone e Antigua e Barbuda sono stati i primi firmatari di questo accordo pioneristico. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato la necessità di "mobilitare sempre più paesi affinché questi settori critici che beneficiano della globalizzazione contribuiscano al finanziamento di questo sforzo comune".

Quando hai un'auto paghi le tasse, quando voli non le paghi: c'è un elemento di giustizia che risuona

Se le maggiori economie mondiali aderissero all'iniziativa, si potrebbero raccogliere fino a 147 miliardi di euro all'anno. I dati mostrano che l'uso dei jet privati è aumentato del 50% tra il 2019 e il 2023, mentre i voli di prima classe e business hanno recuperato più rapidamente rispetto alla classe economica dopo i lockdown da Covid. I sondaggi suggeriscono che far pagare di più i passeggeri delle classi superiori sarebbe una mossa popolare.

Verso una tassazione globale delle attività inquinanti

La proposta di una carbon tax sul settore marittimo rimane sul tavolo delle discussioni, dopo che l'Organizzazione Marittima Internazionale ha concordato alcuni passi verso un accordo in aprile. Un ulteriore incontro è previsto per ottobre, e Tubiana si dice "ragionevolmente ottimista" sulla decisione di introdurre una nuova tassa. La task force sta inoltre esaminando opzioni come una tassa sull'acquisto di azioni nei mercati azionari, che secondo le ricerche potrebbe generare fino a 105 miliardi di euro annui senza distorcere il mercato.

Rebecca Newsom, responsabile politica globale della campagna "Stop Drilling Start Paying" di Greenpeace International, ha esortato la task force a spingersi oltre, premendo per l'introduzione di tasse sulla produzione di combustibili fossili. "Il passo successivo ovvio è chiamare a rispondere le corporation petrolifere e del gas", ha dichiarato, sottolineando come otto persone su dieci supportino l'idea di far pagare questi settori.

Le preoccupazioni per il futuro dell'azione climatica

Tubiana ha espresso preoccupazione per la direzione che la Francia sta prendendo nei negoziati climatici internazionali. Macron ha prospettato un ritardo rispetto alla proposta della Commissione Europea di ridurre del 90% le emissioni di gas serra entro il 2040, obiettivo che dovrebbe essere confermato dal Parlamento europeo e dagli stati membri a settembre, prima del summit climatico Cop30 in Brasile a novembre.

L'ex diplomatica francese definisce questa nuova esitazione di Macron sulla politica climatica "una storia molto triste", avvertendo che potrebbe ritorcersi contro e ridurre le possibilità di un esito positivo per la Cop30. "Come possiamo chiedere a chiunque di fare qualcosa se non lo stiamo facendo noi, se non stiamo dimostrando di credere di poter decarbonizzare l'economia?" si chiede Tubiana, sperando che la Francia si renda conto dei segnali negativi che sta inviando alla comunità internazionale.