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Sorveglianza digitale degli immigrati: privacy a rischio

Sorveglianza digitale degli immigrati: privacy a rischio

> La condivisione di dati tra governo e autorità migratorie solleva preoccupazioni per la privacy e l'erosione della fiducia nelle istituzioni pubbliche

L'America di oggi sta assistendo a una trasformazione silenziosa ma profonda del modo in cui il governo federale raccoglie, gestiona e utilizza i dati personali dei suoi cittadini e degli immigrati. Quello che un tempo era un sistema frammentato di agenzie con competenze specifiche si sta evolvendo in una rete interconnessa di sorveglianza digitale che solleva interrogativi fondamentali sui diritti alla privacy. Gli esperti parlano di un "torrione digitale" che si estende ben oltre le tradizionali forze dell'ordine, coinvolgendo organismi come l'Agenzia delle Entrate e i servizi sanitari statali.

Quando i dati cambiano destinazione d'uso

Nicole Alvarez, analista senior presso il Center for American Progress, ha documentato come l'amministrazione stia creando un'infrastruttura per un sistema di sorveglianza in rapida espansione. La ricercatrice spiega che il Privacy Act del 1974, introdotto dopo lo scandalo Watergate, garantiva che il governo federale potesse utilizzare le informazioni private di un individuo solo per lo scopo per cui erano state raccolte. Tuttavia, questa legge "semplicemente non è riuscita a stare al passo con i tempi", sottolinea Alvarez.

Il problema principale risiede nel fatto che la normativa fu scritta prima dell'esistenza di internet, prima della memorizzazione massiva di dati e prima che le agenzie potessero collegare database enormi. Oggi la legge offre una responsabilità limitata quando i dati vengono riutilizzati o condivisi tra agenzie in modi imprevisti. Questo fenomeno, definito abuso secondario dei dati, si manifesta quando informazioni raccolte dall'IRS o dai servizi Medicaid vengono utilizzate per operazioni di controllo dell'immigrazione.

La genetica come strumento di profilazione

Emerald Tse del Center on Privacy and Technology della Georgetown Law ha rivelato un aspetto ancora più invasivo di questa sorveglianza attraverso il rapporto "Raiding The Genome" del 2024. Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha ottenuto nel 2020 il potere di raccogliere campioni di DNA da qualsiasi individuo detenga, creando profili genetici che vengono aggiunti a un database federale accessibile a tutti i livelli delle forze dell'ordine.

La ricerca ha scoperto che il governo federale raccoglie DNA partendo dal presupposto che le persone commetteranno crimini in futuro. I profili vengono aggiunti indipendentemente dal fatto che una persona abbia commesso un reato o sia stata incriminata, e indipendentemente dall'età del soggetto. Negli ultimi tre anni si è registrato un aumento del 5000% nel numero di profili aggiunti, per un totale di oltre 2,5 milioni di profili che includono bambini, adolescenti e anziani, compreso almeno un bambino di quattro anni.

Il governo sfrutta i suoi poteri in materia di immigrazione per raccogliere materiale genetico a un ritmo impossibile usando i tradizionali poteri di polizia criminale

I social media nel mirino dell'intelligence

L'amministrazione attuale sta sfruttando i social media per controllare e, in alcuni casi, prendere di mira gli immigrati. All'inizio dell'anno, i colloqui per i visti studenteschi sono stati sospesi per tre settimane. Alla ripresa, i funzionari consolari hanno ricevuto istruzioni per valutare i candidati in base ai loro profili sui social media e alla loro presenza online.

Sophia Cope, avvocato senior presso l'Electronic Frontier Foundation, considera questa sorveglianza dei social media una sfida diretta ai diritti del Primo Emendamento. Un'altra tendenza preoccupante è l'aumento delle limitazioni su quello che gli immigrati possono dire sui loro social media. "Prima erano contenuti pro-terrorismo e filo-palestinesi, poi antisemitismo, e ora è arrivato a comprendere una generica ostilità verso i valori americani e la cultura americana", spiega Cope.

Le conseguenze sulla partecipazione civica

Questo sistema di sorveglianza pervasiva sta creando un effetto dissuasivo che va oltre gli immigrati. Alvarez avverte che nel tempo l'abuso secondario dei dati e la centralizzazione delle informazioni scoraggeranno le persone dall'iscriversi o dall'aderire ai servizi offerti dalle agenzie governative. Gli immigrati potrebbero esitare a pagare le tasse, iscriversi a programmi sanitari o richiedere altri benefici a cui hanno diritto.

Quando le persone si disimpegnano dai sistemi pubblici, questi sistemi diventano intrinsecamente più deboli, meno equi e meno democratici. Diventa più difficile per le agenzie servire efficacemente le comunità e, paradossalmente, questo mina obiettivi a lungo termine come la prevenzione delle frodi e la partecipazione civica. Il torrione digitale americano rappresenta così non solo una minaccia per la privacy, ma un potenziale vulnus per la stessa democrazia partecipativa.