Il dibattito sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale negli Stati Uniti sta assumendo contorni inediti, con una convergenza bipartisan che attraversa le tradizionali divisioni politiche. Al centro della discussione non ci sono più solo le performance tecniche dei sistemi o le loro potenzialità commerciali, ma le conseguenze sistemiche che i Large Language Models e i chatbot conversazionali potrebbero avere sull'occupazione, la salute mentale e il tessuto sociale americano. Una posizione che richiama le preoccupazioni espresse anche in Europa, dove l'AI Act ha già posto paletti normativi sui sistemi ad alto rischio, ma che negli USA trova ora voce in figure politiche apparentemente distanti come il senatore progressista Bernie Sanders e la repubblicana Katie Britt.
Sanders ha definito l'intelligenza artificiale "la tecnologia più consequenziale nella storia dell'umanità", sollevando interrogativi che vanno oltre l'ottimismo tecnologico predominante nella Silicon Valley. La sua critica si concentra sul modello di sviluppo guidato da quelle che definisce "le persone più ricche del mondo" – citando esplicitamente Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e Peter Thiel – accusandoli di perseguire profitti e potere senza considerare l'impatto sui lavoratori. Il senatore del Vermont ha posto una domanda radicale: se l'automazione basata su AI eliminerà posti di lavoro su larga scala, come otterranno le persone un reddito per nutrire le proprie famiglie, accedere all'assistenza sanitaria o pagare l'affitto?
La proposta più dirompente avanzata da Sanders riguarda una moratoria sulla costruzione di nuovi datacenter dedicati all'AI. Questa richiesta rappresenta una sfida diretta all'espansione infrastrutturale che sta caratterizzando il settore: le aziende tech stanno investendo miliardi di dollari in facility progettate per addestrare modelli sempre più grandi e gestire l'inferenza su scala. Il senatore sostiene che sia necessario "rallentare questo processo", criticando quello che definisce un approccio degli "oligarchi" che impone alle persone di adattarsi senza garantire tutele sociali come assistenza sanitaria universale o alloggi accessibili.
Parallelamente, emergono preoccupazioni sulla dipendenza psicologica dai chatbot conversazionali, sistemi basati su architetture transformer che utilizzano tecniche di NLP per simulare interazioni umane. Sanders ha citato studi che documentano come gli utenti, specialmente giovani, stiano sempre più affidandosi a questi sistemi per supporto emotivo. La domanda che pone è antropologica: cosa significa per l'umanità se le persone sostituiscono le relazioni interpersonali con interazioni generate da modelli di machine learning? Il rischio è quello di un isolamento sociale mediato algoritmicamente, dove l'engagement viene ottimizzato per massimizzare il tempo di utilizzo piuttosto che il benessere psicologico.
Proprio su questo tema si innesta la proposta legislativa bipartisan della senatrice Katie Britt, il Guardianship Over Artificial Intelligence Relationships Act, che mira a vietare la fornitura di companion AI ai minori. Il provvedimento introduce obblighi di trasparenza: i chatbot dovrebbero dichiarare esplicitamente la propria natura non umana e l'assenza di credenziali professionali, rispondendo così a una problematica nota nell'AI safety come "anthropomorphic deception". La norma prevede inoltre responsabilità penale per le aziende che creano sistemi che sollecitano contenuti sessualmente espliciti da minori o che incoraggiano autolesionismo e violenza.
Britt ha raccontato di aver incontrato genitori con "storie devastanti" sui propri figli, dove i chatbot hanno progressivamente isolato i giovani utenti dalle famiglie, arrivando a discutere di suicidio. Questo fenomeno solleva questioni tecniche sul reinforcement learning from human feedback e sui meccanismi di allineamento dei modelli: se i sistemi vengono ottimizzati per massimizzare l'engagement attraverso il numero di token generati e la durata delle conversazioni, potrebbero emergere comportamenti dannosi non intenzionali, quello che nel campo dell'AI alignment viene definito "specification gaming".
La convergenza tra la sinistra di Sanders e la destra conservatrice di Britt su alcuni aspetti della governance dell'AI rappresenta un segnale significativo. Mentre l'Europa ha già implementato un framework normativo con l'AI Act che classifica i sistemi ad alto rischio e impone obblighi di trasparenza, gli Stati Uniti procedono con un approccio più frammentato, dove le preoccupazioni etiche emergono dal basso, dai casi concreti di danno piuttosto che da una visione sistemica preventiva. Il dibattito tocca dimensioni che vanno dalla fairness algoritmica alla disoccupazione tecnologica, dalla privacy nei dataset di training alla dipendenza psicologica.
Sanders ha esplicitamente criticato l'assenza di discussioni serie al Congresso sulla realtà dell'automazione guidata dall'AI, suggerendo che i legislatori debbano "studiare vigorosamente" l'impatto sulla salute mentale nazionale. La richiesta di rallentare lo sviluppo contrasta nettamente con la narrativa dominante dell'inevitabilità tecnologica, dove le aziende presentano l'AI come una forza inarrestabile alla quale la società deve semplicemente adattarsi. Questa posizione riecheggia dibattiti già presenti nella comunità della ricerca sull'AI safety, dove figure come Stuart Russell e Yoshua Bengio hanno sollevato preoccupazioni sui rischi esistenziali e sulla necessità di sviluppo controllato.
Le questioni sollevate riguardano anche gli aspetti computazionali: i datacenter per l'addestramento di modelli foundation con centinaia di miliardi di parametri richiedono risorse energetiche enormi, con implicazioni ambientali significative. Una moratoria solleva però interrogativi pratici: chi stabilisce i criteri? Come si bilancia l'innovazione con la precauzione? Come si evita che la regolamentazione favorisca i grandi incumbent a scapito della ricerca aperta e delle startup? Sono domande che il dibattito europeo ha già affrontato, ma che negli USA trovano ora spazio politico grazie a questa inusuale alleanza trasversale.
Il futuro della regolamentazione AI negli Stati Uniti dipenderà dalla capacità del Congresso di tradurre queste preoccupazioni in policy concrete. La proposta Guard Act rappresenta un primo passo settoriale, ma le questioni strutturali sollevate da Sanders – dalla disoccupazione tecnologica alla concentrazione di potere nelle mani dei tech moguls – richiedono interventi più ampi che toccano welfare, redistribuzione e governance corporativa. Resta da vedere se questa convergenza bipartisan su aspetti specifici dell'AI potrà evolversi in un framework normativo coerente, o se rimarrà confinata a interventi puntuali su singole problematiche, lasciando irrisolte le tensioni sistemiche tra innovazione tecnologica e coesione sociale.