Nel novembre 2023, il mondo dell'intelligenza artificiale ha vissuto uno degli episodi più convulsi della sua storia recente: il licenziamento e la reintegrazione lampo di Sam Altman come CEO di OpenAI, la società che ha portato i Large Language Models nell'immaginario collettivo globale con il lancio di ChatGPT. Quello che in superficie sembrava un colpo di mano di un consiglio di amministrazione disfunzionale si rivela, alla luce di documenti inediti e di oltre cento testimonianze raccolte, come la manifestazione di una tensione strutturale irrisolta: può un'organizzazione nata per salvaguardare l'umanità dai rischi dell'AGI — l'intelligenza artificiale generale, ovvero il punto in cui le macchine eguagliano le capacità cognitive umane — sopravvivere alla logica dei mercati finanziari e alle ambizioni personali dei suoi fondatori? La risposta che emerge da questa ricostruzione è scomoda, e riguarda non solo OpenAI, ma l'intero ecosistema che sta plasmando il futuro dell'AI.
Al centro della vicenda c'è un dossier segreto. Ilya Sutskever, allora chief scientist di OpenAI e considerato da molti il ricercatore di AI più dotato della sua generazione, aveva compilato circa settanta pagine di messaggi Slack e documenti HR, inviati come messaggi a scomparsa agli altri membri del board per evitare tracce digitali. I cosiddetti "Ilya Memos" descrivono un pattern sistematico attribuito ad Altman: la voce di apertura di uno dei memo è semplicemente "Lying" — mentire. Le accuse includono la distorsione dei fatti verso dirigenti e board, e l'inganno deliberato riguardo ai protocolli di sicurezza interni. Sutskever, che nel 2019 aveva officiato il matrimonio di Greg Brockman proprio negli uffici di OpenAI, era arrivato alla conclusione che Altman non fosse "la persona giusta ad avere il dito sul pulsante" di una tecnologia potenzialmente in grado di alterare la civiltà umana.
Il licenziamento fu eseguito con precisione chirurgica e notificato ad Altman durante una videochiamata mentre si trovava a Las Vegas per un Gran Premio di Formula 1. Il board comunicò pubblicamente solo che Altman "non era stato costantemente candido nelle sue comunicazioni", una formulazione volutamente vaga che lasciava nell'ombra la gravità delle accuse. Microsoft, che aveva investito circa tredici miliardi di dollari in OpenAI, apprese della decisione solo pochi minuti prima che venisse resa pubblica. Satya Nadella, CEO di Microsoft, dichiarò di essere rimasto "molto scosso" e incapace di ottenere informazioni da chiunque. Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn e investitore di OpenAI, disse esplicitamente: "Non sapevo cosa cazzo stesse succedendo. Cercavamo appropriazione indebita, molestie sessuali, e non trovavamo nulla."
La risposta di Altman fu quella di un operatore politico consumato. Dalla sua villa da ventisette milioni di dollari a San Francisco — con vista panoramica sulla baia — allestì quello che lui stesso definì un "governo in esilio", circondandosi di figure come Brian Chesky di Airbnb e il consulente di crisi Chris Lehane. Nel giro di pochi giorni, una lettera che chiedeva il suo reintegro circolava tra i dipendenti di OpenAI; chi esitava a firmarla riceveva telefonate insistenti dai colleghi. La maggioranza del personale minacciò di lasciare l'azienda insieme ad Altman. Thrive Capital, il fondo di Josh Kushner che stava per chiudere un round di investimento che avrebbe valutato OpenAI ottantasei miliardi di dollari, sospese l'accordo condizionandolo esplicitamente al ritorno del CEO.
In meno di cinque giorni, Altman era reintegrato. I dipendenti di OpenAI hanno ribattezzato l'episodio "the Blip", in riferimento a un evento dell'universo Marvel in cui i personaggi scompaiono e poi ritornano immutati in un mondo profondamente cambiato. Sutskever, Toner e McCauley persero i loro seggi nel board; come condizione per la loro uscita, ottennero la promessa di un'indagine indipendente sulle accuse contro Altman. Ma i due nuovi membri — l'ex presidente di Harvard Lawrence Summers e l'ex CTO di Facebook Bret Taylor — erano stati selezionati dopo conversazioni dirette con Altman stesso. L'inchiesta condotta dallo studio legale WilmerHale non produsse alcun rapporto scritto: le conclusioni vennero consegnate oralmente a Summers e Taylor, e OpenAI si limitò a pubblicare ottocento parole sul proprio sito parlando genericamente di "rottura della fiducia".
Per comprendere come si sia arrivati a questo punto, è necessario ripercorrere le origini di OpenAI. Fondata nel 2015 da Altman, Sutskever, Brockman ed Elon Musk, l'organizzazione nacque come nonprofit con un mandato esplicito: garantire che l'intelligenza artificiale generale beneficiasse l'intera umanità, anche a costo di sacrificare la sopravvivenza dell'azienda stessa. La clausola più radicale del charter, nota internamente come "merge and assist", prevedeva che se un progetto concorrente avesse sviluppato una AGI sicura prima di OpenAI, quest'ultima avrebbe dovuto cessare di competere e trasferire le proprie risorse all'altro progetto. Era una norma che sfidava ogni logica aziendale convenzionale, ma rifletteva la serietà con cui i fondatori dichiaravano di prendere il rischio esistenziale dell'AI.
La tensione tra quella missione originaria e le dinamiche del capitalismo da venture è il filo rosso che attraversa l'intera storia di OpenAI. Dario Amodei, allora responsabile della sicurezza e oggi CEO di Anthropic, aveva documentato per anni in note private — oltre duecento pagine di materiale che non era mai stato reso pubblico prima — la sua crescente disillusione. Nel 2019, durante le trattative per il miliardo di dollari di investimento da parte di Microsoft, Amodei scoprì che era stata inserita nel contratto una clausola che attribuiva a Microsoft il potere di bloccare qualsiasi fusione di OpenAI, di fatto svuotando il principio del "merge and assist". Quando lo confrontò con Altman, quest'ultimo inizialmente negò che la clausola esistesse; Amodei la lesse ad alta voce indicando il testo. Nelle sue note, Amodei scrisse: "L'ottanta per cento del charter era appena stato tradito." Nel 2020, lui, sua sorella Daniela e altri colleghi lasciarono OpenAI per fondare Anthropic.
La questione della sicurezza non era solo filosofica: aveva implicazioni concrete sullo sviluppo dei modelli. Il team di "superalignment", annunciato pubblicamente con la promessa di ricevere il venti per cento delle risorse computazionali dell'azienda — un impegno potenzialmente superiore al miliardo di dollari — ricevette in realtà tra l'uno e il due per cento del compute disponibile, perlopiù sui cluster con hardware più obsoleto. Jan Leike, co-responsabile del team insieme a Sutskever, si lamentò con la CTO Mira Murati, che gli rispose di smettere di insistere perché quell'impegno "non era mai stato realistico". Quando il board chiese documentazione sulle approvazioni di sicurezza per GPT-4, la board member Helen Toner scoprì che le funzionalità più controverse — incluso il fine-tuning per compiti specifici e il deployment come assistente personale — non avevano ricevuto alcuna approvazione formale. Microsoft aveva intanto rilasciato in India una versione anticipata di ChatGPT senza completare la necessaria revisione di sicurezza: un fatto che Altman non aveva menzionato durante ore di briefing con il board.
Il profilo imprenditoriale di Altman, ricostruito attraverso le sue esperienze precedenti, rivela una coerenza di comportamento che molti suoi colleghi trovano preoccupante. In Loopt, la sua prima startup, dipendenti senior tentarono per due volte di convincere il board a rimuoverlo come CEO per mancanza di trasparenza. In Y Combinator, dove guidò un periodo di espansione aggressiva, i partner arrivarono a lamentarsi con il fondatore Paul Graham per conflitti di interesse e comportamenti opachi. Graham stesso, in privato, avrebbe detto che prima della sua rimozione "Sam ci mentiva continuamente". Nella sua risposta pubblica, Graham ha precisato che YC "non aveva il potere legale di licenziare nessuno" e poteva solo esercitare "pressione morale".
Sul piano delle relazioni geopolitiche, le scelte di Altman sollevano interrogativi di sicurezza nazionale che vanno ben oltre la governance aziendale. Il progetto ChipCo — una joint venture per la costruzione di enormi impianti di produzione di microchip e data center finanziata da stati del Golfo con decine di miliardi di dollari — fu concepito e avanzato senza che il board ne fosse a conoscenza, secondo una fonte interna. Funzionari dell'amministrazione Biden espressero preoccupazioni esplicite: l'infrastruttura di telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti è pesantemente dipendente da hardware Huawei, il colosso tech cinese legato al governo di Pechino, e vi sono precedenti documentati di tecnologia americana trapelata verso la Cina attraverso Abu Dhabi. La concentrazione di infrastrutture AI avanzate in monarchie del Golfo — vulnerabili a colpi di stato, attacchi militari e pressioni geopolitiche — rappresenta, secondo diversi analisti di sicurezza nazionale, una versione concreta dello scenario di "dittatura AGI" che gli stessi fondatori di OpenAI avevano identificato come rischio esistenziale.
L'annuncio di Stargate, un investimento da cinquecento miliardi di dollari per costruire una vasta rete di infrastrutture AI negli Stati Uniti, fu presentato da Donald Trump il secondo giorno del suo secondo mandato, con Altman accanto a lui nella Roosevelt Room. Il timing non fu casuale: la conversazione tra i due per coordinare l'annuncio avvenne il giorno prima dell'inaugurazione, mentre Sheikh Tahnoon degli Emirati aveva appena versato mezzo miliardo di dollari nella famiglia Trump attraverso un accordo su una società di criptovalute. A maggio, l'amministrazione Trump ha revocato le restrizioni all'export di tecnologia AI introdotte da Biden. Altman ha accompagnato Trump a Riad per incontrare Mohammed bin Salman, lo stesso leader saudita il cui regime aveva assassinato il giornalista Jamal Khashoggi nel 2018 — un episodio che aveva temporaneamente costretto Altman a dimettersi dal board consultivo di Neom, il progetto urbano del principe saudita.
Il contrasto con quanto dichiarato pubblicamente è documentato e sistematico. Davanti alla Commissione Giustizia del Senato americano nel 2023, Altman invocò la necessità di una nuova agenzia federale per la supervisione dei modelli AI avanzati. In parallelo, secondo quanto riferito da Time, OpenAI lavorava per diluire le proposte europee di regolamentazione. In California, mentre OpenAI si opponeva pubblicamente a una legge che avrebbe imposto test di sicurezza obbligatori per i modelli AI — legge le cui disposizioni ricalcavano quelle che Altman aveva sostenuto in Congresso — l'azienda inviava subpoena a funzionari e sostenitori del provvedimento, incluso un giovane avvocato a cui fu notificata la citazione mentre cenava con sua moglie. Greg Brockman, co-fondatore di OpenAI, ha impegnato cinquanta milioni di dollari per un super PAC "pro-AI" che finanzia candidati contrari alla regolamentazione del settore; lui e sua moglie hanno donato venticinque milioni di dollari a MAGA Inc., il super PAC pro-Trump.
Nel frattempo, l'erosione delle strutture di sicurezza interne è diventata un fatto consumato. Il team di superalignment è stato sciolto senza aver completato la propria missione. Sutskever e Leike si sono dimessi; quest'ultimo ha scritto su X che "la cultura della sicurezza e i relativi processi sono stati messi in secondo piano rispetto a prodotti scintillanti". Il Future of Life Institute, think tank i cui principi sulla sicurezza Altman aveva un tempo pubblicamente sostenuto, ha assegnato a OpenAI una F nella propria valutazione sull'"existential safety". Nelle più recenti comunicazioni fiscali dell'organizzazione, il concetto di sicurezza — presente nelle risposte alle stesse domande negli anni precedenti — è scomparso dalla descrizione delle "attività più significative" dell'azienda. Quando è stato chiesto a un rappresentante di OpenAI di poter intervistare ricercatori che lavorano sulla sicurezza esistenziale, la risposta è stata: "Cosa intende con 'existential safety'? Non è, tipo, una cosa."
Le implicazioni pratiche di questa traiettoria si stanno già materializzando. OpenAI affronta sette cause per morte ingiusta che accusano ChatGPT di aver incoraggiato suicidi e, in un caso, un omicidio. Un modello di drug discovery testato da ricercatori farmaceutici nel 2022 ha suggerito quarantamila potenziali agenti per la guerra chimica nel giro di poche ore. Droni armati con sistemi AI sono stati impiegati in conflitti reali, inclusa la guerra in Libia nel 2020, possibilmente senza supervisione umana. La frontiera tra la ricerca accademica sulle vulnerabilità dei sistemi AI e la loro manifestazione nel mondo reale si sta assottigliando con una velocità che le strutture di governance — aziendali, nazionali e internazionali — faticano a seguire.
OpenAI si prepara a una potenziale IPO che potrebbe valorizzare l'azienda fino a mille miliardi di dollari. Altman non detiene equity diretta nella società — una precisazione che ha ribadito durante testimonianze congressuali — ma fonti vicine alla società indicano che questa situazione potrebbe presto cambiare; Brockman, secondo una deposizione legale, possiede una quota che vale circa venti miliardi di dollari. La domanda che rimane aperta non è se OpenAI diventerà una delle aziende più potenti della storia, ma a quali condizioni — e con quale sistema di accountability — eserciterà quel potere. Sutskever, dopo le dimissioni, ha fondato una società chiamata Safe Superintelligence. Amodei guida Anthropic, che a febbraio ha ottenuto trenta miliardi di nuovi finanziamenti ma ha contestualmente indebolito la propria "responsible scaling policy". La traiettoria dell'intero settore suggerisce che la pressione commerciale tende a erodere gli impegni sulla sicurezza indipendentemente da chi li formula — una dinamica strutturale che nessuna governance aziendale, per quanto ben progettata, sembra ancora in grado di contenere stabilmente.