La ricerca si basa sull'idea che il senso del sé negli umani sia intrinsecamente legato all'avere un corpo, sentirlo e sperimentare azioni e interazioni. Gli autori suggeriscono che i robot potrebbero essere utilizzati sia come modelli incarnati del sé (e delle sue componenti), sia come piattaforme di test per esperimenti psicologici.
Due approcci principali per utilizzare i robot
Gli scienziati propongono due modalità specifiche per impiegare i robot in questo campo di ricerca: 1. Programmare i robot per simulare i processi cerebrali e mentali umani legati all'esperienza del sé, basandosi sulle attuali conoscenze di psicologia e neuroscienze. Secondo gli studi più recenti, negli esseri umani il senso del sé si sviluppa come la migliore spiegazione che il cervello dà della propria esperienza sensoriale e del proprio ruolo nel generare tali segnali sensoriali. Un robot, essendo un attore fisicamente incarnato, rappresenta una piattaforma adatta per testare queste teorie. 2. Utilizzare i robot in esperimenti psicologici dove gli umani interagiscono con essi mentre i robot mostrano capacità sociali, come la comunicazione attraverso il linguaggio o l'attenzione congiunta. Questi esperimenti potrebbero permettere di analizzare se le persone percepiscono i robot come "altri" sociali e se gli stati mentali che hanno nei confronti dei robot sono simili a quelli che hanno quando interagiscono con altre persone.Alcuni esperimenti condotti dal gruppo di Agnieszka Wykowska presso l'Istituto Italiano di Tecnologia hanno già dimostrato che talvolta gli esseri umani sviluppano un senso di "agency congiunta" con i robot, quando agiscono insieme come una squadra e quando il robot viene percepito come un agente intenzionale.
Parallelismi con lo sviluppo umano
Gli autori tracciano anche un parallelo tra lo sviluppo del senso del sé negli esseri umani nel corso della vita e la possibilità di trasferire alcune di queste caratteristiche ai robot. Ad esempio, all'età di 4 anni i bambini hanno un senso di sé come esistenti nel tempo e degli altri come aventi anch'essi un sé.Questi aspetti del sé stanno iniziando ad essere investigati nei robot creando sistemi di memoria simili alla memoria autobiografica umana. Tuttavia, questo lavoro è ancora in una fase iniziale; i robot attuali non hanno consapevolezza di sé stessi come entità persistenti nel tempo, né sono consapevoli degli altri (umani o robot) come esseri dotati di un sé.
Prospettive future e sfide aperte
L'articolo evidenzia anche le direzioni future e le sfide aperte nella comprensione del senso del sé attraverso la robotica, in particolare quando questo è compromesso nelle persone a causa di condizioni specifiche, come la schizofrenia o l'autismo. Comprendendo tale diversità, gli autori sperano che gli scienziati possano acquisire nuove conoscenze sui componenti fondamentali dell'esperienza del sé.Questa ricerca interdisciplinare apre nuove prospettive per l'utilizzo della robotica non solo come strumento tecnologico, ma anche come mezzo per esplorare e comprendere aspetti fondamentali della cognizione e della coscienza umana. Le implicazioni di questo studio potrebbero estendersi ben oltre il campo della robotica, influenzando potenzialmente la psicologia, la filosofia e le neuroscienze.