Test rivoluzionario con l'IA che scopre il Parkinson anni prima

Test rivoluzionario con l'IA che scopre il Parkinson anni prima

> Gli scienziati affermano che un nuovo metodo di diagnosi precoce potrebbe migliorare la ricerca su trattamenti che rallentano o prevengono la malattia.

Uno studio innovativo condotto da ricercatori dell'University College London (UCL) e del Great Ormond Street Institute of Child Health ha sviluppato un test sanguigno basato sull'intelligenza artificiale in grado di prevedere lo sviluppo della malattia di Parkinson fino a sette anni prima dell'apparizione dei sintomi. Il test utilizza apparecchiature già presenti in molti laboratori del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) e, se validato su un'ampia popolazione, potrebbe essere disponibile entro due anni.

La ricerca, recentemente pubblicata su Nature Communications, ha utilizzato un algoritmo di apprendimento automatico per identificare un pattern specifico di otto proteine nel sangue nei pazienti con Parkinson. Il Prof. Kevin Mills, uno dei principali autori dello studio, ha sottolineato l'importanza di identificare i soggetti a rischio prima che i sintomi si manifestino: "In questo momento, stiamo chiudendo la porta della stalla quando i cavalli sono già scappati. È sempre meglio prevenire piuttosto che curare."

Il Parkinson è una condizione neurodegenerativa in rapida crescita a livello globale, principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione. Il disturbo, che colpisce oltre 150.000 persone nel Regno Unito e 10 milioni in tutto il mondo, è causato dall'accumulo di una proteina chiamata alfa-sinucleina che danneggia o distrugge le cellule nervose produttrici di dopamina nella substantia nigra del cervello.

I sintomi del Parkinson possono includere tremori, difficoltà di movimento, rigidità muscolare, problemi di equilibrio, memoria, vertigini e dolore nervoso. Attualmente, molti pazienti ricevono terapie di sostituzione della dopamina, ma sono in corso ricerche per trovare trattamenti capaci di rallentare o fermare la progressione della malattia.

Il Prof. Roger Barker, neurologo specialista in Parkinson presso l'Università di Cambridge e l'ospedale di Addenbrooke, ha commentato che la validazione del test potrebbe consentire la diagnosi del Parkinson nelle sue prime fase, permettendo ai pazienti di partecipare a studi clinici quando il processo di malattia è appena iniziato. "In questo modo, potremmo trattare persone con terapie che modificano la malattia prima che abbiano perso molte cellule nel loro cervello."

Tuttavia, il Prof. Ray Chaudhuri, direttore medico del Parkinson Foundation International Centre of Excellence, ha evidenziato una "massiccia esigenza insoddisfatta" di test sanguigni che predicono e diagnosticano il Parkinson, sottolineando però che questi test comportano "grandi sfide". Chaudhuri ha aggiunto: "Il Parkinson non è una malattia singola, ma una sindrome e può presentarsi in modi diversi", quindi la gestione varia e non esiste una soluzione unica per tutti. Inoltre, una diagnosi precoce senza trattamenti efficaci solleva importanti questioni etiche e potrebbe influire sulle polizze assicurative dei pazienti.

Nonostante le sfide, i ricercatori rimangono ottimisti. La rilevazione precoce potrebbe non solo abilitare la partecipazione a future sperimentazioni di molecole neuroprotettive, ma anche incoraggiare l'adozione di attività fisica e programmi di esercizio che potrebbero rallentare il decorso della malattia in persone a rischio.

Questo test rappresenta un passo significativo verso la comprensione e la gestione del Parkinson, offrendo la speranza di migliorare la qualità di vita di milioni di persone interessate da questa devastante malattia.

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