Il dibattito sulla concentrazione di potere nell'ecosistema dell'intelligenza artificiale sta raggiungendo nuovi livelli di intensità politica negli Stati Uniti. Il senatore Bernie Sanders ha lanciato un appello esplicito per lo smantellamento di OpenAI, il laboratorio di ricerca dietro ChatGPT e i modelli GPT-4, alimentando una discussione già accesa sul ruolo delle big tech nell'era dei Large Language Models. La posizione di Sanders si inserisce in un contesto dove le preoccupazioni sulla formazione di monopoli AI si scontrano con investimenti miliardari e con l'entusiasmo dell'amministrazione Trump per i progetti infrastrutturali legati all'intelligenza artificiale generativa.
Interrogato da Axios sulla necessità di smembrare OpenAI, Sanders non ha mostrato esitazioni: "Dobbiamo farlo", ha dichiarato, paragonando l'avvento dell'AI a "una meteora in arrivo" che richiede preparazione per gestire tutta la sua complessità. La proposta del senatore del Vermont rappresenta una sfida diretta non solo a OpenAI, ma all'intera architettura industriale che si sta consolidando attorno ai modelli di fondazione e all'AI generativa. Tuttavia, la fattibilità di tale intervento appare altamente improbabile nel contesto politico attuale, dove l'amministrazione Trump ha abbracciato pienamente l'accelerazione tecnologica.
La contraddizione è evidente: mentre Trump aveva fatto campagna elettorale promettendo di ridimensionare il potere delle big tech, la sua presidenza ha visto un rafforzamento dei legami tra governo e colossi dell'AI. Il progetto Stargate, annunciato poco dopo l'insediamento del secondo mandato trumpiano, prevede investimenti per 500 miliardi di dollari in infrastrutture AI, con OpenAI come uno dei protagonisti principali. Le aziende tecnologiche hanno investito milioni in donazioni e iniziative per costruire rapporti privilegiati con la nuova amministrazione, rendendo improbabili interventi antitrust drastici.
La questione se OpenAI rappresenti effettivamente un monopolio anticompetitivo rimane controversa dal punto di vista tecnico e di mercato. L'ecosistema dei Large Language Models include alternative significative come Gemini di Google e Claude di Anthropic, entrambi con capacità competitive in termini di performance su benchmark standard. Liz Bourgeois, responsabile delle comunicazioni di policy per OpenAI, ha respinto le accuse sostenendo che l'azienda opera "in un campo dominato da decenni da poche grandi aziende tecnologiche con risorse profonde e vantaggi strutturali". Secondo questa prospettiva, la crescita di OpenAI rifletterebbe semplicemente l'utilità percepita dai milioni di utenti che utilizzano i suoi modelli.
Le preoccupazioni di Sanders vanno oltre la questione della concentrazione industriale, toccando aspetti che risuonano fortemente nel dibattito europeo sull'AI: l'impatto occupazionale e la distribuzione dei benefici economici derivanti dall'automazione basata su machine learning. Il senatore ha citato un rapporto secondo cui l'AI e l'automazione potrebbero eliminare quasi 100 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti nel prossimo decennio, con i guadagni economici che andrebbero quasi esclusivamente ai vertici della piramide sociale. Una previsione che, sebbene dibattuta tra gli economisti, evidenzia tensioni reali nel mercato del lavoro dove i sistemi di deep learning stanno progressivamente automatizzando compiti cognitivi precedentemente considerati esclusivamente umani.
La proposta più radicale di Sanders consiste in una "robot tax" da applicare alle grandi corporation per redistribuire risorse ai lavoratori colpiti dall'automazione tecnologica. Si tratta di un'idea che circola da anni nei circoli accademici ed è stata sostenuta persino da figure come Bill Gates, ma che incontra scetticismo per la difficoltà di implementazione pratica. Un ostacolo significativo è rappresentato dal fatto che la maggior parte delle aziende sta ancora faticando a generare profitti consistenti dalle applicazioni AI, con costi di training e inference che rimangono elevati per i modelli di grandi dimensioni.
Asad Ramzanali, direttore della policy AI al Vanderbilt Policy Accelerator, ha articolato in un recente articolo su TIME le preoccupazioni sulla crescente integrazione verticale nel settore. Il punto centrale riguarda l'investimento di 100 miliardi di dollari di Nvidia in OpenAI, una mossa circolare che alimenta timori di una bolla speculativa nell'AI. Ramzanali sostiene che "i chip devono essere indipendenti dai cloud, e i cloud devono essere indipendenti dai modelli AI", affinché questi ultimi possano competere sul merito tecnico piuttosto che sulla forza finanziaria degli sponsor. Questa visione richiama le preoccupazioni europee sulla neutralità delle infrastrutture digitali, un principio che sta informando l'AI Act dell'Unione Europea.
Sanders ha anche espresso preoccupazioni più ampie sul tessuto sociale, criticando esplicitamente startup come Friend, che propone un dispositivo wearable progettato per agire come compagno AI. La campagna pubblicitaria dell'azienda nella metropolitana di New York ha suscitato polemiche intense, riaccendendo il dibattito sul ruolo appropriato dei sistemi conversazionali nella vita quotidiana e sui rischi di sostituzione delle relazioni umane con interazioni mediate da modelli linguistici. "Sono preoccupato per come ci relazioniamo l'un l'altro come esseri umani", ha affermato il senatore, toccando questioni che vanno oltre l'economia per entrare nella sfera dell'etica e del benessere psicosociale.
Un aspetto particolarmente critico riguarda l'impatto sui lavori entry-level, tradizionalmente il punto di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Sanders ha espresso preoccupazione che queste posizioni vengano progressivamente automatizzate attraverso sistemi di NLP e computer vision, riducendo le opportunità per le nuove generazioni. Questo timore si lega alla crescente capacità dei modelli generativi di svolgere compiti come customer service, data entry, traduzione di base e creazione di contenuti, attività che fino a pochi anni fa richiedevano necessariamente operatori umani.
La questione della competizione nel mercato dei modelli di fondazione solleva interrogativi tecnici complessi. Mentre esistono alternative a GPT-4, l'accesso ai dataset massivi necessari per il training, alle risorse computazionali per l'addestramento di transformer con centinaia di miliardi di parametri, e alle infrastrutture per l'inferenza ad alte prestazioni, rimane concentrato in poche mani. Questo crea barriere all'entrata significative che potrebbero consolidare oligopoli tecnologici, anche in assenza di monopoli formali. La questione ricorda i dibattiti europei sulle piattaforme digitali e il Digital Markets Act, che cerca di garantire contestabilità nei mercati digitali dominati da few players con effetti di rete.
Il confronto tra la retorica populista di Sanders e l'approccio accelerazionista dell'amministrazione Trump evidenzia una frattura politica profonda sulla governance dell'AI. Mentre il primo enfatizza protezione dei lavoratori, redistribuzione e prevenzione dei rischi sistemici, il secondo privilegia crescita economica, leadership tecnologica globale e deregolamentazione. Questa dicotomia caratterizza anche il dibattito transatlantico, con l'Europa che tende verso approcci più precauzionali rispetto alla Silicon Valley. Resta da vedere se proposte come lo smantellamento di OpenAI rimarranno nel regno della retorica politica o se emergeranno coalizioni capaci di tradurle in policy concrete, in un momento storico dove l'industria AI sta definendo le proprie strutture di potere a velocità senza precedenti.