La causa, depositata venerdì presso la Corte Superiore di Giustizia dell'Ontario, chiede danni punitivi, una quota dei profitti realizzati da OpenAI utilizzando gli articoli delle organizzazioni giornalistiche e un'ingiunzione che vieti all'azienda di San Francisco di utilizzare in futuro qualsiasi articolo di notizie.
"Queste aziende di intelligenza artificiale cannibalizzano contenuti proprietari e sfruttano gratuitamente il lavoro degli editori di notizie che investono denaro reale per impiegare veri giornalisti che producono vere storie per persone reali", ha dichiarato Paul Deegan, presidente di News Media Canada.
Tra i querelanti figurano importanti testate come Globe and Mail, Canadian Press, CBC, Toronto Star, Metroland Media e Postmedia. Chiedono fino a 20.000 dollari canadesi di danni per ogni articolo utilizzato da OpenAI, suggerendo che una vittoria in tribunale potrebbe valere miliardi.
Le accuse contro OpenAI
Secondo la dichiarazione presentata dalle organizzazioni giornalistiche, OpenAI avrebbe deliberatamente "raschiato" (cioè acceduto e copiato) contenuti dai siti web delle compagnie mediatiche per ottenere grandi quantità di dati testuali necessari allo sviluppo dei suoi modelli GPT. L'azienda avrebbe poi utilizzato questi contenuti proprietari senza consenso o autorizzazione.
Questa causa si aggiunge a una serie di battaglie legali tra i media canadesi e le grandi aziende tecnologiche americane, compresa una aspra disputa con Meta, la società madre di Facebook. Anche negli Stati Uniti, molte testate, tra cui il New York Times, hanno intentato cause contro OpenAI.
OpenAI, valutata oltre 150 miliardi di dollari, ha già firmato accordi di licenza con alcune organizzazioni mediatiche, tra cui l'agenzia di stampa Associated Press, NewsCorp e Condé Nast. L'azienda non ha ancora risposto a una richiesta di commento sulla nuova causa legale.