La causa modificata, depositata giovedì sera presso il tribunale federale di Oakland, in California, sostiene che Microsoft e OpenAI abbiano illegalmente cercato di monopolizzare il mercato dell'intelligenza artificiale generativa, mettendo fuori gioco i concorrenti. Musk accusa OpenAI e il suo CEO Samuel Altman di aver violato gli accordi contrattuali, anteponendo i profitti al bene pubblico nello sviluppo dell'IA.
L'azione legale mira a invalidare il contratto di licenza tra OpenAI e Microsoft, oltre a richiedere la restituzione dei guadagni "illecitamente ottenuti". La denuncia sottolinea la rapida trasformazione di OpenAI da ente di beneficenza esente da tasse a colosso aziendale con una valutazione di 157 miliardi di dollari in soli otto anni.
OpenAI ha respinto le accuse, definendo la nuova causa "ancora più infondata ed esagerata delle precedenti". Microsoft ha declinato ogni commento. L'avvocato di Musk, Marc Toberoff, ha dichiarato che "le pratiche anticoncorrenziali di Microsoft sono aumentate".
Le radici del conflitto
L'opposizione di Musk a OpenAI ha origini lontane. Il miliardario è stato co-fondatore della startup, che è diventata il volto dell'IA generativa grazie ai miliardi di dollari di finanziamenti da parte di Microsoft.
La causa ampliata sostiene che OpenAI e Microsoft abbiano violato le leggi antitrust condizionando le opportunità di investimento ad accordi di non collaborazione con i concorrenti. Inoltre, afferma che l'accordo di licenza esclusiva tra le due aziende equivalga a una fusione priva delle necessarie approvazioni normative.
OpenAI, in una precedente dichiarazione al tribunale, ha accusato Musk di perseguire la causa come parte di una "campagna sempre più aggressiva per molestare OpenAI a proprio vantaggio competitivo".
Questo sviluppo legale si inserisce in un contesto più ampio che vede Musk assumere un ruolo di crescente rilevanza nell'amministrazione Trump, dopo aver donato milioni di dollari alla campagna repubblicana.