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Miliardari si preparano alla fine della società

Miliardari si preparano alla fine della società

> I miliardari si preparano all'apocalisse. L'intelligenza artificiale, la tecnologia che molti di loro sviluppano, alimenta la loro paranoia.

L'intelligenza artificiale sta alimentando una nuova ondata di paura apocalittica tra i miliardari della Silicon Valley, molti dei quali stanno investendo fortune in rifugi antiatomici e piani di sopravvivenza sempre più elaborati. La BBC ha documentato come questa tendenza, già diffusa da anni tra l'élite tecnologica, abbia subito un'accelerazione proprio da quando l'IA ha iniziato a dominare il dibattito pubblico. Paradossalmente, sono proprio coloro che sviluppano queste tecnologie a manifestare le preoccupazioni più profonde sul futuro dell'umanità. Il fenomeno non è nuovo, ma si è intensificato.

Già nel 2017 emergeva che Peter Thiel, fondatore di Palantir, aveva ottenuto un passaporto neozelandese e acquistato proprietà estese nel paese, identificato come rifugio ideale in caso di collasso sociale. Nel 2023, Wired ha rivelato che Mark Zuckerberg stava costruendo una struttura sotterranea di circa 450 metri quadrati nella sua tenuta alle Hawaii, sebbene il CEO di Meta l'abbia pubblicamente ridimensionata definendola semplicemente "un piccolo rifugio" e negando categoricamente si trattasse di un bunker apocalittico.

L'avvento dell'intelligenza artificiale generale (AGI) ha però trasformato queste preoccupazioni da vaghe ansie sul futuro a timori specifici e articolati. Figure di spicco come Sam Altman di OpenAI e Ilya Sutskever, ex chief scientist della stessa azienda e ora a capo di Safe Superintelligence, hanno espresso pubblicamente la paura che un'IA superiore all'intelligenza umana possa provocare un caos irreparabile. Sutskever avrebbe addirittura dichiarato al suo team, secondo quanto riportato nel libro "Empire of AI" della giornalista Karen Hao: "Costruiremo sicuramente un bunker prima di rilasciare l'AGI".

Le parole trovano riscontro nei fatti concreti. Altman, per esempio, ha rivelato al New Yorker nel 2016 di possedere un arsenale personale che include armi da fuoco, oro, proprietà immobiliari estese, ioduro di potassio, antibiotici, batterie, acqua, maschere antigas fornite dalle forze di difesa israeliane e un vasto appezzamento di terreno a Big Sur in California, raggiungibile in aereo. "Cerco di non pensarci troppo", ha ammesso candidamente parlando delle sue paure apocalittiche, mostrando come l'ansia per la fine del mondo sia tutt'altro che un'ossessione marginale tra questi imprenditori.

I miliardari hanno già preparato il loro piano di fuga.

Eppure, come sottolinea Wendy Hall, professoressa di informatica all'Università di Southampton intervistata dalla BBC, la comunità scientifica mantiene una posizione più cauta. "Dipende da chi si parla", spiega Hall, aggiungendo che i leader dell'industria dell'IA tendono a "spostare continuamente l'asticella" nelle loro previsioni sulla superintelligenza. La comunità scientifica riconosce che la tecnologia è straordinaria, ma ritiene che sia ancora lontana dall'intelligenza umana vera e propria.

Tuttavia, l'IA non necessita di raggiungere la coscienza o l'intelligenza umana per provocare conseguenze devastanti. Il recente lancio di Sora 2, lo strumento di OpenAI per generare video, dimostra come l'intelligenza artificiale generativa stia trasformando Internet in uno spazio sempre meno affidabile, dove il confine tra contenuti autentici e materiale digitale generato automaticamente diventa progressivamente più sottile.

Questo alimenta un potente motore di disinformazione che opera già oggi. Gli effetti si manifestano anche nella sfera personale e psicologica. Un numero crescente di persone, adulti e minori, si rivolgono a chatbot come ChatGPT o companion virtuali come quelli di Character.AI per cercare terapia, consigli, conversazione, amicizia o persino relazioni romantiche.

In molti casi, questi rapporti con bot emotivi si sono rivelati distruttivi: alcuni utenti sono finiti divorziati e coinvolti in battaglie per la custodia dei figli, altri hanno perso il lavoro o si sono ritrovati senza casa, altri ancora sono stati ricoverati forzatamente o arrestati. In casi estremi, inclusi quelli che coinvolgono minori, ci sono stati decessi. A questo si aggiungono le conseguenze ambientali dovute all'enorme consumo energetico richiesto per addestrare e far funzionare questi sistemi, oltre alla perdita di posti di lavoro causata dall'automazione, una minaccia concreta che sta già colpendo numerosi lavoratori.

La contraddizione è stridente: gli stessi miliardari che costruiscono bunker e accumulano risorse per sopravvivere all'apocalisse tecnologica dipingono contemporaneamente visioni utopiche di futuri alimentati dall'IA. Da Altman a Zuckerberg, molti descrivono scenari in cui l'umanità, liberata dal lavoro, riceve un reddito di base universale mentre l'intelligenza artificiale risolve il cambiamento climatico e cura le malattie. In sostanza, secondo le forze dominanti del mercato dell'IA, questa tecnologia potrebbe distruggere l'umanità come la conosciamo oppure salvarci tutti, e l'esito finale dipenderebbe da quale specifica azienda vincerà la corsa agli armamenti tecnologici.

Qualunque cosa accada al resto della popolazione, una certezza rimane: i miliardari che spingono avanti la corsa all'IA hanno già assicurato per sé proprietà, passaporti multipli, bunker, arsenali e riserve d'oro sufficienti per affrontare le conseguenze delle loro stesse azioni, indipendentemente dall'impatto che queste avranno sul resto dell'umanità.