Nei meandri della rivoluzione digitale in corso, una battaglia silenziosa ma potente sta prendendo forma tra i giganti tecnologici e i creatori di contenuti. Meta, OpenAI e altre aziende impegnate nello sviluppo dell'intelligenza artificiale generativa si trovano al centro di una controversia che potrebbe ridefinire il concetto stesso di proprietà intellettuale nell'era digitale. L'addestramento dei loro modelli su enormi quantità di dati – inclusi libri protetti da copyright, articoli di giornale e pubblicazioni accademiche – ha sollevato interrogativi fondamentali sul futuro della creatività umana e sul valore economico della produzione intellettuale.
Il furto silenzioso della creatività
L'accusa è pesante: appropriazione indebita di opere protette da copyright per addestrare sistemi di intelligenza artificiale. Secondo un'inchiesta di The Atlantic, Meta avrebbe utilizzato LibGen, un repository illegale creato da scienziati russi nel 2008, che ospita oltre 7,5 milioni di libri e 81 milioni di documenti di ricerca piratati. Documenti giudiziari presentati a gennaio sostengono che Mark Zuckerberg avrebbe approvato personalmente l'uso di questo dataset pur consapevole della sua natura illecita.
La reazione del mondo letterario non si è fatta attendere. Tracey Spicer ha definito questa pratica "l'apice del tecnocapitalismo", mentre Sophie Cunningham, presidente dell'Australian Society of Authors, ha accusato Meta di "trattare gli scrittori con disprezzo". Un gruppo di autori di alto profilo, tra cui Michael Chabon, Ta-Nehisi Coates e la comica Sarah Silverman, ha avviato una causa legale negli Stati Uniti per violazione del copyright.
La precarietà degli autori nell'era dell'AI
Il contesto economico in cui si inserisce questa battaglia è tanto rilevante quanto allarmante. Nel 2023, il reddito medio a tempo pieno di un autore negli Stati Uniti si attestava appena sopra i 20.000 dollari. In Australia, la situazione è ancora più drammatica, con un guadagno medio annuo di soli 18.200 dollari australiani. L'avvento dell'AI generativa minaccia di erodere ulteriormente questi redditi già precari.
La preoccupazione non riguarda solo l'immediato sfruttamento dei contenuti per l'addestramento, ma le conseguenze a lungo termine: i chatbot AI potrebbero sostituire o deprezzare il lavoro originale, generando risposte che competono direttamente con le opere degli autori originali. Amazon è già invasa da contenuti generati artificialmente, tra cui imitazioni e riassunti di libri venduti come ebook.
Il dilemma del "fair use"
Al centro del dibattito giuridico si colloca il concetto di "fair use" (uso equo), una dottrina legale che negli Stati Uniti permette l'utilizzo senza licenza di opere protette da copyright in determinate circostanze, come ricerca, insegnamento e commento. Le aziende tecnologiche sostengono che l'uso di opere protette per l'addestramento dell'AI sia "trasformativo" e quindi rientri in questa categoria.
Un caso emblematico è quello del New York Times contro OpenAI e Microsoft, avviato alla fine del 2023. Il prestigioso quotidiano accusa le due aziende di aver utilizzato milioni di suoi articoli senza autorizzazione. Una recente decisione del tribunale che consente al caso di procedere verso il processo è stata interpretata come una vittoria per l'editore.
Anche altri gruppi editoriali, tra cui News Corp, hanno avviato procedimenti legali contro le aziende di AI. Nel 2023, un gruppo di autori di bestseller, tra cui Jonathan Franzen, John Grisham e George R.R. Martin, ha intentato una class-action contro OpenAI, sostenendo che l'azienda abbia copiato le loro opere senza permesso né compenso.
Divergenze globali nella regolamentazione
Le risposte normative a livello globale stanno seguendo percorsi molto diversi. L'Unione Europea, con l'AI Act del 2024, ha cercato di equilibrare gli interessi dei titolari di copyright con l'innovazione nello sviluppo dell'AI. Sebbene le disposizioni sul copyright siano state aggiunte tardivamente e siano considerate relativamente deboli, offrono strumenti aggiuntivi per identificare potenziali violazioni.
In netto contrasto, negli Stati Uniti il vicepresidente JD Vance ha esplicitamente respinto qualsiasi piano di regolamentazione dell'AI, descrivendo la "regolamentazione eccessiva" come una forma di "censura autoritaria" che mina lo sviluppo tecnologico. Nelle loro sottomissioni all'AI Action Plan del governo americano, sia OpenAI che Google sostengono che le aziende di AI dovrebbero poter addestrare liberamente i loro modelli su materiale protetto da copyright secondo il principio del "fair use".
Verso nuovi modelli di compensazione
In risposta a queste sfide, stanno emergendo diversi approcci per garantire che creatori ed editori vengano retribuiti pur consentendo alle aziende di AI di utilizzare i dati. Dal 2023, diversi editori accademici, tra cui Informa (la società madre di Taylor & Francis), Wiley e Oxford University Press, hanno stabilito accordi di licenza con le aziende di AI.
HarperCollins ha firmato un accordo che consente un uso limitato di titoli selezionati per l'addestramento dell'AI. L'accordo triennale non esclusivo ha coinvolto oltre 150 autori australiani, offrendo loro la possibilità di aderire per 2.500 dollari, divisi equamente tra scrittore ed editore. Tuttavia, la Authors Guild sostiene che questa suddivisione non sia equa e raccomanda che il 75% vada all'autore e solo il 25% all'editore.
Stanno emergendo anche piattaforme di licenza, come Created by Humans, che mirano a facilitare l'uso legale di materiali protetti da copyright per l'addestramento dell'AI e indicare chiaramente ai lettori quando un libro è scritto da esseri umani e non generato artificialmente.
L'equilibrio necessario tra innovazione e creatività
L'Australian Society of Authors ha chiesto al governo australiano di regolamentare l'AI, proponendo che le aziende tecnologiche siano tenute a ottenere il permesso prima di utilizzare opere protette da copyright e a fornire un compenso equo agli autori che concedono l'autorizzazione. L'associazione ha anche chiesto un'etichettatura chiara dei contenuti generati totalmente o parzialmente dall'AI e trasparenza riguardo a quali opere protette da copyright siano state utilizzate per l'addestramento.
Fino ad oggi, il governo australiano non ha promulgato leggi specifiche per regolamentare direttamente l'AI. Nel settembre 2024, ha rilasciato un quadro volontario composto da otto Principi Etici dell'AI, che richiedono trasparenza, responsabilità ed equità nei sistemi di intelligenza artificiale.
Trovare il giusto equilibrio tra gli interessi in gioco richiederà probabilmente una combinazione di precedenti legali, nuovi modelli di business e uno sviluppo politico ponderato. Man mano che i tribunali inizieranno a pronunciarsi su questi casi, potrebbero emergere linee guida più chiare su cosa costituisca un uso equo nell'addestramento dell'AI e quali modelli di compensazione possano essere appropriati. In definitiva, ciò che è in gioco è il futuro della creatività umana in un'epoca sempre più dominata dalle macchine.