Uno studio pubblicato su PLOS ONE il 18 dicembre 2024 rivela che le persone tendono ad attribuire maggiore colpa alle intelligenze artificiali (IA) percepite come più simili alla mente umana quando sono coinvolte in trasgressioni morali. La ricerca, condotta da Minjoo Joo dell'Università Sookmyung Women di Seul, ha esaminato come la percezione dell'IA influenzi l'attribuzione di responsabilità in scenari eticamente controversi.
Questo studio getta nuova luce sul complesso rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale, evidenziando come le nostre percezioni possano influenzare il modo in cui giudichiamo le azioni delle macchine. I risultati sollevano importanti questioni etiche e legali riguardo la responsabilità delle IA in situazioni moralmente ambigue.
La ricercatrice ha condotto diversi esperimenti presentando ai partecipanti casi reali di trasgressioni morali che coinvolgevano l'IA, come il tagging automatico razzista delle foto. Ai soggetti è stato chiesto di valutare la loro percezione della "mente" dell'IA coinvolta e di distribuire la colpa tra l'IA stessa, i programmatori, l'azienda responsabile e il governo.
In alcuni scenari, la percezione della mente dell'IA è stata manipolata fornendo dettagli come nome, età, altezza e hobby dell'intelligenza artificiale, rendendola così più "umanizzata".
Un aspetto interessante emerso dallo studio è che, quando ai partecipanti veniva chiesto di distribuire la colpa in modo relativo, tendevano ad assegnare meno responsabilità all'azienda coinvolta se percepivano l'IA come più umana. Tuttavia, quando valutavano il livello di colpa in modo indipendente per ciascun agente, non si registrava una riduzione della responsabilità attribuita all'azienda.
Implicazioni e preoccupazioni
Questi risultati suggeriscono che la percezione della mente dell'IA è un fattore critico che contribuisce all'attribuzione di colpa nelle trasgressioni che coinvolgono l'intelligenza artificiale. La ricercatrice Joo solleva preoccupazioni sulle potenziali conseguenze dannose dell'uso improprio delle IA come capri espiatori e chiede ulteriori ricerche sull'attribuzione di colpa all'IA.
La stessa autrice dello studio commenta: "Questo studio dimostra che percepire l'IA come simile all'uomo aumenta la colpa attribuita all'IA stessa, riducendo al contempo la responsabilità degli stakeholder umani, sollevando preoccupazioni sull'uso dell'IA come capro espiatorio morale".
La ricerca apre nuove prospettive sul modo in cui interagiamo e giudichiamo le intelligenze artificiali, sottolineando la necessità di un approccio più consapevole e critico nel valutare le responsabilità in scenari che coinvolgono l'IA. Sarà fondamentale continuare ad esplorare questi temi per sviluppare quadri etici e legali adeguati all'era dell'intelligenza artificiale.