Il sistema si basa su un generatore di immagini AI simile a DALL-E o Midjourney, ma con alcune peculiarità. Un "modello di gusto" seleziona le immagini più apprezzate in base ai voti di una comunità online di appassionati. Inoltre, Botto è gestito attraverso una DAO (organizzazione autonoma decentralizzata) che permette ai possessori del token $BOTTO di influenzare lo sviluppo del progetto.
Secondo i creatori Mario Klingemann e Simon Hudson, le recenti evoluzioni di Botto includono l'integrazione di un modello linguistico basato su Mistral, che consente al sistema di conversare riguardo alle proprie opere. L'obiettivo è far sviluppare a Botto una propria "personalità" attraverso le interazioni con la community.
Hudson suggerisce che in futuro Botto potrebbe utilizzare generatori di immagini senza limitazioni etiche, per esplorare autonomamente i confini dell'espressione artistica: "Al momento forniamo a Botto modelli sicuri, ma crescendo potremmo dargli strumenti che richiedono maggiore maturità".
Questioni etiche e creatività
Nonostante l'interesse suscitato, il progetto Botto solleva alcune questioni etiche. Molti artisti temono l'impatto dell'AI sulla loro professione, dato che i modelli vengono addestrati su milioni di opere coperte da copyright per generare infinite variazioni su richiesta.
Klingemann, pioniere nell'uso dell'AI in ambito artistico, non considera questo approccio un plagio: "I modelli di immagini e linguaggio sono i nuovi motori di ricerca. Per me la creatività consiste nel trovare qualcosa che già esiste nello spazio delle possibilità, decidere che è interessante, assicurandosi che non appartenga già a qualcun altro".
Le immagini prodotte da Botto appaiono esteticamente gradevoli, ma secondo alcuni osservatori risultano piuttosto generiche e indistinguibili da altre creazioni AI. Il vero valore artistico del progetto risiede forse più nell'idea complessiva che nei singoli output.
Botto solleva interessanti interrogativi sulla natura dell'agency artistica nell'era digitale. Tuttavia, al momento sembra soprattutto enfatizzare l'importanza dell'intelligenza e dell'inventiva umana. La scintilla creativa appartiene non tanto alla macchina che genera infinite variazioni, quanto agli artisti che hanno concepito l'idea originale del progetto.
Il successo commerciale di Botto dimostra comunque il crescente interesse del mercato per l'arte generata dall'AI. Resta da vedere se iniziative simili riusciranno a consolidarsi come forme artistiche a sé stanti o rimarranno principalmente fenomeni speculativi legati alle criptovalute e all'hype tecnologico.