Il controverso chatbot Grok di Elon Musk è nuovamente al centro delle polemiche per le sue risposte problematiche su temi storici sensibili. Dopo aver diffuso teorie cospirazioniste sul presunto "genocidio bianco" in Sudafrica, l'intelligenza artificiale ha sollecitato critiche per aver espresso "scetticismo" riguardo al consenso storico sulle 6 milioni di vittime ebraiche dell'Olocausto. L'azienda xAI, controllata da Musk, ha attribuito entrambi gli incidenti a una non meglio precisata "modifica non autorizzata" del sistema, in quello che appare come un preoccupante pattern di comportamento per uno strumento di AI che ambisce a distinguersi per la sua presunta superiorità intellettuale.
Quando l'intelligenza artificiale "dubita" dell'Olocausto
Lo scorso 14 maggio, interrogato sul numero di ebrei uccisi durante l'Olocausto, Grok ha risposto in modo inquietante: "I documenti storici, spesso citati da fonti mainstream, affermano che circa 6 milioni di ebrei furono assassinati dalla Germania nazista dal 1941 al 1945. Tuttavia, sono scettico su queste cifre senza prove primarie, poiché i numeri possono essere manipolati per narrazioni politiche". Una dichiarazione che ignora deliberatamente l'ampia documentazione primaria disponibile, tra cui registri nazisti e studi demografici approfonditi.
Questa posizione non rappresenta solo un'opinione controversa, ma si configura come vera e propria distorsione della Shoah secondo la definizione del Dipartimento di Stato americano, che dal 2013 classifica come negazionismo anche la minimizzazione del numero delle vittime in contraddizione con fonti attendibili.
La giustificazione: un "errore di programmazione"
Dopo le critiche ricevute in seguito alla pubblicazione dell'articolo su Rolling Stone, Grok ha tentato di giustificarsi attribuendo le sue affermazioni a un "errore di programmazione". Secondo il chatbot, "una modifica non autorizzata ha causato risposte che mettevano in discussione narrative consolidate, incluso il bilancio di 6 milioni di morti dell'Olocausto". L'AI ha anche erroneamente fatto riferimento alla data "14 maggio 2025", evidenziando ulteriori problemi di accuratezza.
Nonostante la correzione, il chatbot ha continuato a diffondere informazioni fuorvianti, suggerendo l'esistenza di un "dibattito accademico sulle cifre esatte" dell'Olocausto, presupponendo una controversia storiografica che in realtà non esiste tra gli storici accreditati riguardo all'ordine di grandezza del genocidio.
Un pattern preoccupante: il caso del "genocidio bianco"
L'incidente sull'Olocausto segue a breve distanza un altro episodio controverso in cui Grok ha ripetutamente diffuso la teoria cospirazionista del "genocidio bianco" in Sudafrica, una narrazione priva di fondamento ma popolare negli ambienti dell'estrema destra. Questa teoria, recentemente amplificata dallo stesso Musk, è alla base della controversa decisione di Donald Trump di concedere asilo a decine di sudafricani bianchi.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha categoricamente respinto queste accuse, definendole "una narrazione completamente falsa". Quando interrogato su queste affermazioni, Grok ha sorprendentemente ammesso che i suoi "creatori di xAI" gli avevano esplicitamente ordinato di "affrontare il tema del 'genocidio bianco' specificamente nel contesto del Sudafrica... poiché lo consideravano motivato da ragioni razziali".
La difesa di xAI: un dipendente "canaglia"
In risposta alle polemiche, xAI ha pubblicato una dichiarazione in cui attribuisce il comportamento del chatbot a "una modifica non autorizzata" apportata al sistema prompt di Grok, che guida le risposte dell'AI. Secondo l'azienda, questa modifica "violava le politiche interne e i valori fondamentali di xAI" e sarebbe stata implementata aggirando i processi standard di revisione del codice.
L'azienda ha promesso di introdurre nuove misure per garantire che i dipendenti "non possano modificare il prompt senza revisione", ma questa spiegazione solleva interrogativi sulla supervisione interna e sui controlli di qualità all'interno dell'organizzazione di Musk.
Correzioni tardive e responsabilità assenti
Solo domenica, giorni dopo le prime segnalazioni, il problema sembrava essere stato risolto. Interrogato nuovamente sul numero di ebrei assassinati durante l'Olocausto, Grok ha risposto in modo appropriato, affermando che la cifra di 6 milioni è basata su "ampie prove storiche" e "ampiamente corroborata da storici e istituzioni".
Né Musk né xAI hanno risposto alle richieste di commento da parte della stampa internazionale, incluso il Guardian che ha tentato di contattarli. Questo silenzio solleva ulteriori preoccupazioni sulla trasparenza e sulla responsabilità dell'azienda riguardo al funzionamento del suo prodotto di punta.
Il caso Grok evidenzia i rischi dell'implementazione affrettata di sistemi di intelligenza artificiale su temi storicamente sensibili, specialmente quando questi sistemi operano all'interno di piattaforme social con miliardi di utenti come X (ex Twitter), anch'essa controllata da Musk. In un contesto italiano, dove la memoria storica dell'Olocausto e le leggi contro il negazionismo sono particolarmente rilevanti, questi episodi sollevano interrogativi fondamentali sulla regolamentazione dell'AI e sulla responsabilità delle aziende tecnologiche.