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L'email delle 6 che ha cancellato 10.000 posti

L'email delle 6 che ha cancellato 10.000 posti

> L'AI accelera la trasformazione del mercato del lavoro tech: Oracle taglia fino a 10.000 posti, segnale di un cambiamento strutturale che colpisce i colletti bianchi.

Nel corso del 2026, l'intelligenza artificiale sta accelerando una trasformazione strutturale del mercato del lavoro nelle grandi corporation tecnologiche americane, con un impatto che va ben oltre le semplici riorganizzazioni aziendali. Oracle, colosso del software e del cloud computing con una capitalizzazione di mercato di 420 miliardi di dollari, ha avviato martedì uno dei tagli occupazionali più significativi del settore, eliminando fino a 10.000 posizioni in quella che i dipendenti interni hanno definito una "significant reduction in force". Il caso Oracle non è un episodio isolato, ma rappresenta un segnale sistemico di come gli investimenti massivi nell'AI stiano ridisegnando i modelli operativi delle grandi imprese tech, con conseguenze dirette sull'occupazione dei colletti bianchi.

I lavoratori colpiti hanno ricevuto comunicazioni via email nelle prime ore del mattino, perdendo quasi immediatamente l'accesso ai sistemi aziendali. Una delle lettere di licenziamento ottenuta da Business Insider recitava: "Today is your last working day", specificando che i ruoli erano stati eliminati nell'ambito di un "broader organizational change". Le operazioni di Oracle hanno sede ad Austin, in Texas, e questa prima ondata di tagli è considerata internamente solo l'inizio di un processo che potrebbe investire una quota rilevante dei 160.000 dipendenti totali del gruppo.

Il contesto strategico che alimenta queste decisioni è direttamente legato alla corsa agli armamenti nell'AI. Oracle sta investendo decine di miliardi di dollari nell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale, incluso un accordo da 300 miliardi di dollari per la costruzione di data center in collaborazione con OpenAI, il laboratorio di ricerca sviluppatore di ChatGPT. Per finanziare questa espansione infrastrutturale, Oracle prevede di contrarre fino a 50 miliardi di dollari di nuovo debito, una scelta che ha reso gli investitori sempre più cauti sulla sostenibilità finanziaria del piano.

In un filing depositato a marzo, Oracle ha dichiarato che i costi complessivi legati al piano di ristrutturazione 2026 potrebbero raggiungere 2,1 miliardi di dollari, una cifra dominata dalle uscite per i licenziamenti e dalle relative spese accessorie. Questo dato documenta in modo quantitativo come la transizione verso modelli operativi basati sull'AI abbia un costo umano e finanziario misurabile, non astratto.

Oracle prevede costi di ristrutturazione fino a 2,1 miliardi di dollari nel 2026, mentre stringe un accordo da 300 miliardi con OpenAI per costruire data center dedicati all'intelligenza artificiale.

Al vertice di Oracle siede Larry Ellison, fondatore dell'azienda nel 1977 e attualmente sesto uomo più ricco al mondo secondo Bloomberg, con un patrimonio stimato di 195 miliardi di dollari. Il suo picco patrimoniale ha toccato i 388 miliardi di dollari nel settembre scorso, gonfiato da un'impennata del titolo Oracle trainata dall'entusiasmo degli investitori per l'AI. Ellison è noto anche per la sua vicinanza politica a Donald Trump, tanto da aver trasferito la propria residenza dall'isola hawaiana di Lanai — acquistata nel 2012 — a Manalapan, in Florida, nelle immediate vicinanze del resort Mar-a-Lago del presidente.

Il fenomeno dei licenziamenti di massa nel tech non riguarda però solo Oracle. L'accelerazione dell'AI sta producendo un effetto a cascata sull'occupazione in tutto il settore, con alcune delle aziende più grandi del mondo che riducono il personale anche mentre aumentano gli investimenti in automazione e infrastruttura computazionale. Amazon ha già tagliato decine di migliaia di posizioni corporate in più cicli successivi, parallelamente al potenziamento dei propri sistemi di AI. Meta ha avviato una nuova tornata di licenziamenti nel 2026, dopo anni di tagli già consistenti.

Il fenomeno si estende anche al di fuori dei grandi player dell'AI generativa. Block, la società di pagamenti fondata da Jack Dorsey, ha eliminato 4.000 posizioni. Atlassian, il gruppo australiano produttore di strumenti di project management, ha ridotto il personale di circa il 10% per concentrare risorse sullo sviluppo AI. Epic Games, uno dei principali studi di videogiochi al mondo, ha tagliato 1.000 posti la settimana scorsa, citando la crescita dei costi operativi e il rallentamento del mercato.

Il dibattito sulle implicazioni etiche e sociali di questa transizione è destinato a intensificarsi, soprattutto in Europa, dove l'AI Act impone requisiti di trasparenza e accountability per i sistemi ad alto rischio, e dove la protezione del lavoro è tradizionalmente più radicata nelle politiche pubbliche. La domanda centrale che emerge da questa stagione di tagli non riguarda solo la competitività tecnologica delle singole aziende, ma la capacità dei sistemi formativi, normativi e di welfare di accompagnare una forza lavoro che si trova a dover ridefinire le proprie competenze in un mercato che cambia più velocemente di quanto le politiche possano inseguire.

Nei prossimi mesi si capirà se questa ondata rappresenta un aggiustamento temporaneo o l'avvio di una ristrutturazione strutturale permanente del lavoro cognitivo nel settore tech. Le scelte di Oracle e dei suoi competitor serviranno anche da banco di prova per comprendere se i benefici economici dell'AI saranno redistribuiti o concentrati ulteriormente in pochi soggetti, e quanto rapidamente i nuovi investimenti in infrastruttura AI riusciranno — o meno — a generare occupazione netta in aree diverse da quelle che stanno eliminando.