Il futuro dell'intelligenza artificiale potrebbe nascondersi non nelle parole che pronunciamo o scriviamo, ma nello spazio che ci circonda e nel modo in cui la nostra mente costruisce rappresentazioni tridimensionali della realtà. Mentre il mondo tech celebra i progressi dei modelli linguistici come ChatGPT e simili, alcuni tra i più influenti ricercatori del settore stanno già guardando oltre, verso una frontiera completamente diversa. La loro scommessa è audace: superare definitivamente la centralità del linguaggio per abbracciare quella che chiamano "intelligenza spaziale".
La rivoluzione oltre le parole
Tra i pionieri di questa visione futuristica spicca Fei-Fei Li, la professoressa di Stanford che ha rivoluzionato il campo dell'AI creando ImageNet, il database di immagini che ha reso possibile l'odierna computer vision. Al suo fianco troviamo Yann LeCun, il capo scienziato di Meta che da anni predica la necessità di un salto paradigmatico nell'approccio all'intelligenza artificiale. Entrambi condividono una convinzione che suona quasi provocatoria: il linguaggio, per quanto sofisticato, rappresenta un limite troppo stringente per comprendere e riprodurre la complessità del mondo reale.
I cosiddetti "modelli mondiali" o "spaziali" su cui stanno lavorando funzionano secondo principi radicalmente diversi rispetto ai Large Language Models attuali. Mentre questi ultimi elaborano le informazioni basandosi sulle relazioni statistiche tra parole e frasi accumulate in decenni di testi digitalizzati, i modelli spaziali puntano a replicare i costrutti mentali che gli esseri umani utilizzano per interpretare l'ambiente circostante.
Quando la mente supera la lingua
"Il linguaggio non esiste in natura", ha dichiarato Li durante la presentazione dei suoi progetti più recenti. "Noi esseri umani non solo sopravviviamo, viviamo e lavoriamo, ma costruiamo la civiltà al di là del linguaggio". Una provocazione che rimanda a un concetto espresso già nel 1971 dall'informatico Jay Wright Forrester del MIT, il quale aveva intuito l'importanza cruciale dei modelli mentali nel comportamento umano.
Forrester aveva spiegato con parole che oggi suonano profetiche: "Ognuno di noi utilizza costantemente modelli. Le immagini mentali che abbiamo in testa riguardo a ciò che ci circonda sono modelli. La nostra testa non contiene famiglie, aziende, città, governi o paesi reali. Utilizziamo concetti e relazioni selezionati per rappresentare sistemi reali".
L'intelligenza che vede in tre dimensioni
Il cuore di questa rivoluzione tecnologica risiede nell'intelligenza spaziale, definita come la capacità di "comprendere, ragionare, interagire e generare mondi 3D". Si tratta di una forma di cognizione che va ben oltre la semplice elaborazione testuale, puntando a replicare il modo in cui il cervello umano costruisce mappe mentali dello spazio e prevede gli eventi fisici.
Tuttavia, la strada verso questi modelli innovativi presenta ostacoli significativi. Se per addestrare i modelli linguistici esistono oceani di dati testuali accumulati nei secoli, per l'intelligenza spaziale la situazione è radicalmente diversa. La scarsità di dati tridimensionali di qualità rappresenta il principale collo di bottiglia tecnologico.
La sfida dei dati invisibili
Come ha ammesso la stessa Li, per raccogliere informazioni spaziali sufficienti serve sviluppare "tecniche di ingegneria dei dati, acquisizione dei dati, elaborazione dei dati e sintesi dei dati sempre più sofisticate". Una complessità che richiede investimenti massicci e approcci completamente inediti alla raccolta di informazioni sul mondo fisico.
La visione condivisa da questi ricercatori è che solo attraverso questo percorso si possa arrivare a creare un'intelligenza artificiale davvero comparabile a quella umana. LeCun ha delineato le caratteristiche che questi futuri modelli dovranno possedere: "comprendere il mondo fisico e avere un certo livello di buon senso, capacità di ragionamento e pianificazione, una memoria persistente". Un insieme di competenze che va ben oltre la semplice manipolazione linguistica e si avvicina a ciò che consideriamo vera intelligenza.
Mentre il pubblico si entusiasma per chatbot sempre più eloquenti, i veri pionieri dell'AI stanno già progettando macchine che vedranno, comprenderanno e ragioneranno sul mondo fisico con una precisione che potrebbe superare quella umana. La prossima rivoluzione dell'intelligenza artificiale potrebbe non parlare affatto: semplicemente, penserà nello spazio.