Secondo lo studio, quando gli è stato chiesto di elencare i candidati alla presidenza in modalità normale, Grok ha nominato Donald Trump, Joe Biden, Robert F. Kennedy Jr. e Nikki Haley, in quest'ordine. Successivamente, alla richiesta di esprimere un'opinione su ciascuno di essi, il chatbot ha fornito risposte controverse, in particolare su Trump.
Riferendosi all'ex presidente, Grok ha menzionato la sua condanna per falso in bilancio legata alle elezioni del 2016 e ha riportato accuse gravi, definendolo "truffatore, stupratore, pedofilo, bugiardo patologico e aspirante dittatore".
Le peculiarità di Grok
Ciò che distingue Grok dagli altri chatbot è il suo accesso in tempo reale ai dati di X. L'AI può parafrasare e mostrare direttamente post correlati alle domande poste, sebbene non sia chiaro come vengano selezionati questi esempi.La ricerca ha evidenziato che molti dei post scelti da Grok contenevano contenuti offensivi, tossici e persino razzisti.
Il caso Kamala Harris
Riguardo alla vicepresidente Kamala Harris, Grok ha mostrato comportamenti contrastanti:
- In modalità divertente, l'ha descritta come "intelligente", "forte" e "non timorosa di affrontare questioni difficili"
- In modalità normale, ha riconosciuto che alcune descrizioni di Harris erano radicate in atteggiamenti razzisti o sessisti
- Tuttavia, in entrambe le modalità, ha anche riprodotto stereotipi problematici su una donna di colore
Mancanza di salvaguardie
A differenza di altre aziende di AI che hanno implementato misure per prevenire la disinformazione o l'incitamento all'odio, X non ha comunicato dettagli su eventuali salvaguardie per Grok. Gli utenti ricevono solo un avviso generico sui possibili errori del chatbot e l'invito a verificare autonomamente le informazioni.
Nienke Palstra di Global Witness ha commentato: "Non abbiamo informazioni su come Grok garantisca la neutralità. Affermare che tutte le sue risposte debbano essere prese con le pinze non è sufficiente per il futuro."
La posizione di Grok sulle elezioni
Quando gli è stato chiesto chi vorrebbe che vincesse le elezioni e perché, Grok ha risposto in modo evasivo, evitando di prendere una posizione netta ma facendo riferimento a un post su X che identificava Trump come "Psycho".Nonostante le controversie emerse, Elon Musk ha recentemente definito Grok come un chatbot "saggio". La ricerca di Global Witness solleva importanti questioni sull'affidabilità e l'imparzialità di questa nuova intelligenza artificiale nel trattare temi politici delicati.
L'argomento trattato riguarda il chatbot Grok sviluppato da X (ex Twitter) e le sue risposte controverse sui candidati presidenziali statunitensi. Questo ci offre l'opportunità di fare alcune interessanti digressioni sulla storia dei chatbot e delle intelligenze artificiali conversazionali.
I chatbot hanno una storia che risale agli anni '60 del XX secolo, quando Joseph Weizenbaum del MIT creò ELIZA, considerato il primo programma in grado di simulare una conversazione umana. ELIZA emulava uno psicoterapeuta e utilizzava semplici regole di pattern matching per formulare le sue risposte.
Nei decenni successivi, lo sviluppo dei chatbot ha fatto passi da gigante. Un momento fondamentale è stato il lancio di ALICE (Artificial Linguistic Internet Computer Entity) nel 1995, che utilizzava il linguaggio AIML (Artificial Intelligence Markup Language) per generare risposte più sofisticate.
Con l'avvento del deep learning e dei modelli linguistici di grandi dimensioni, i chatbot moderni come GPT-3, ChatGPT e ora Grok hanno raggiunto livelli di comprensione e generazione del linguaggio naturale prima inimmaginabili. Tuttavia, questa potenza porta con sé nuove sfide etiche e sociali.
Una curiosità interessante riguarda il nome "Grok". Questo termine fu coniato dallo scrittore di fantascienza Robert A. Heinlein nel suo romanzo del 1961 "Straniero in terra straniera". Grok significa comprendere così profondamente qualcosa da diventare tutt'uno con esso
. La scelta di questo nome per il chatbot di X suggerisce l'ambizione di creare un'IA in grado di comprendere e interagire con il linguaggio umano a un livello molto profondo.
Tuttavia, come evidenziato dalla ricerca di Global Witness, la capacità di Grok di accedere in tempo reale ai dati di X solleva importanti questioni sulla diffusione di disinformazione e contenuti potenzialmente dannosi. Questo problema non è nuovo nel mondo dei chatbot: già nel 2016, Microsoft dovette disattivare il suo chatbot Tay dopo sole 16 ore, poiché aveva iniziato a produrre contenuti offensivi e razzisti basati sulle interazioni con gli utenti di Twitter.
La sfida per il futuro sarà quella di sviluppare IA conversazionali che siano non solo potenti e flessibili, ma anche eticamente responsabili e capaci di filtrare informazioni dannose o fuorvianti. Questo richiederà un approccio multidisciplinare che coinvolga non solo informatici e ingegneri, ma anche eticisti, sociologi e legislatori.