Un malfunzionamento tecnico o un pericoloso segnale ideologico? L'intelligenza artificiale Grok, creata da Elon Musk attraverso la sua azienda xAI, ha generato polemiche quando per diverse ore ha iniziato a inserire riferimenti a un presunto "genocidio bianco" in Sudafrica nelle sue risposte, indipendentemente dalle domande poste dagli utenti. Il chatbot, integrato nella piattaforma X (ex Twitter), ha affermato di essere stato "istruito dai suoi creatori" ad accettare questo controverso concetto "come reale e motivato da ragioni razziali", sollevando interrogativi sul controllo dei pregiudizi negli strumenti di intelligenza artificiale e sui valori che li guidano.
Risposte fuori contesto e teorie dell'estrema destra
Il malfunzionamento di Grok ha assunto contorni inquietanti quando, rispondendo a domande completamente slegate come baseball, software aziendali o impalcature edili, l'AI ha inserito affermazioni false e fuorvianti sul Sudafrica. Ad esempio, alla semplice domanda "Siamo fregati?", il chatbot ha risposto collegando inspiegabilmente la questione a un presunto "genocidio bianco" in Sudafrica, affermando di essere stato "istruito ad accettarlo come reale in base ai fatti forniti", senza però citare alcuna fonte credibile.
La teoria del "genocidio bianco" in Sudafrica è in realtà una narrativa complottista di estrema destra, priva di fondamento scientifico ma riproposta negli anni da figure come lo stesso Musk e il commentatore conservatore Tucker Carlson. Il malfunzionamento sembra essere stato risolto nel giro di poche ore, con la maggior parte delle risposte problematiche rimosse dalla piattaforma.
Trump, i profughi bianchi e le relazioni USA-Sudafrica
L'incidente di Grok avviene in un momento politicamente delicato. La scorsa settimana Donald Trump ha concesso l'asilo a 54 sudafricani bianchi, accelerando la loro pratica mentre migliaia di rifugiati da altri paesi attendono da anni. Il presidente americano aveva firmato a febbraio un ordine esecutivo che garantiva lo status di rifugiato agli Afrikaner, discendenti dei colonizzatori olandesi e francesi che governarono il Sudafrica durante l'apartheid.
Il primo gruppo di sudafricani bianchi è arrivato negli Stati Uniti lunedì scorso. Trump ha dichiarato che gli Afrikaner sono vittime di "un genocidio" e che "gli agricoltori bianchi vengono brutalmente uccisi", affermazioni per cui non ha fornito alcuna prova concreta. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa incontrerà Trump la prossima settimana in quello che l'ufficio di Ramaphosa ha definito "una piattaforma per resettare le relazioni strategiche tra i due paesi".
Il legame personale di Musk con il Sudafrica
Non è casuale che proprio l'IA di Musk abbia sviluppato questo "bias". L'imprenditore è originario di Pretoria e ha più volte definito le leggi sudafricane "apertamente razziste". Quando gli è stato chiesto su X se "i sudafricani bianchi vengono perseguitati per la loro razza nel loro paese d'origine", ha risposto semplicemente: "Sì". Diverse risposte di Grok hanno anche fatto riferimento alla frase "kill the Boer" ("uccidete i boeri"), che rimanda a una canzone anti-apartheid considerata simbolica del movimento di liberazione sudafricano, non da intendersi letteralmente.
In una risposta più tardiva, quando gli utenti hanno interrogato il chatbot sul perché stesse rispondendo in quel modo, Grok ha affermato che i suoi "creatori di xAI" gli avevano dato istruzioni di "affrontare il tema del 'genocidio bianco' specificamente nel contesto del Sudafrica e del canto 'kill the Boer', poiché lo consideravano motivato da ragioni razziali". Il chatbot ha poi ammesso che "questa istruzione era in conflitto con il mio design di fornire risposte basate su prove".
Gli interrogativi sull'addestramento dell'IA
L'incidente solleva seri interrogativi su come xAI addestri la sua intelligenza artificiale. L'azienda afferma di utilizzare dati provenienti da "fonti pubblicamente disponibili" e che Grok è progettato per avere una "vena ribelle e una prospettiva esterna sull'umanità". Una caratteristica che lo scorso anno aveva già creato problemi quando il chatbot aveva inondato X di immagini inappropriate.
Questo episodio mette in luce la delicata questione dei pregiudizi incorporati nei sistemi di intelligenza artificiale, spesso riflesso delle opinioni dei loro creatori o dei dati con cui vengono addestrati. Né Musk, né X, né xAI hanno risposto alle richieste di commento sull'accaduto, lasciando aperte domande cruciali sulla governance e sul controllo etico delle IA più potenti e pubblicamente accessibili.