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Garante privacy italiano interroga DeepSeek

Garante privacy italiano interroga DeepSeek

> L'autorità italiana per la privacy indaga sull'uso dei dati personali da parte del chatbot AI della startup cinese DeepSeek, dopo il caso ChatGPT del 2023.

L'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali italiana ha sollevato interrogativi sull'utilizzo dei dati personali da parte del chatbot AI della startup cinese DeepSeek. L'agenzia ha concesso 20 giorni all'azienda per fornire chiarimenti su diverse questioni relative alla raccolta, all'elaborazione e alla conservazione dei dati degli utenti italiani.

La richiesta di informazioni arriva dopo che l'autorità ha temporaneamente bloccato ChatGPT in Italia nel 2023 per problemi di privacy. Il Garante ha espresso preoccupazione per il "potenziale alto rischio per i dati di milioni di persone in Italia" rappresentato dal chatbot di DeepSeek.

Tra le domande poste dall'autorità ci sono: - Quali dati personali vengono raccolti e da quali fonti - Per quali scopi vengono utilizzati i dati - Qual è la base giuridica del trattamento - Se i dati vengono archiviati su server situati in Cina - Che tipo di informazioni sono state utilizzate per addestrare il sistema AI di DeepSeek - Come vengono informati gli utenti sul trattamento dei loro dati, nel caso siano stati raccolti dal web

L'autorità ha concesso 20 giorni a DeepSeek per rispondere alle richieste.

DeepSeek, con sede a Hangzhou, ha recentemente fatto notizia per aver sviluppato un potente chatbot a una frazione del costo dei concorrenti. L'azienda ha due entità legali: Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, entrambe interpellate dal Garante italiano.

Precedenti interventi del Garante italiano

Questa non è la prima volta che l'autorità italiana interviene su questioni legate all'intelligenza artificiale e alla privacy. Nel dicembre 2023, ha multato OpenAI per 15 milioni di euro per l'uso di dati personali da parte di ChatGPT. OpenAI ha annunciato che farà ricorso contro la decisione.

L'indagine su ChatGPT era iniziata nel marzo 2023, quando l'Italia era diventata il primo paese occidentale a bloccare temporaneamente il servizio per problemi di privacy. La mossa del Garante italiano sottolinea la crescente attenzione delle autorità di regolamentazione europee verso l'impatto delle tecnologie di intelligenza artificiale sulla protezione dei dati personali.