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Fondatore startup: "Musk mi ha rubato il nome Grok"

Fondatore startup: "Musk mi ha rubato il nome Grok"

> xAI, nome rubato dalla fantascienza anni '60, scatena un contenzioso legale: un'altra startup aveva già richiesto il marchio prima del chatbot di Musk.

Nella tumultuosa arena dell'intelligenza artificiale, il nome "Grok" è diventato il centro di una battaglia legale che potrebbe compromettere le ambizioni di uno degli uomini più potenti del pianeta. La startup xAI di Elon Musk si trova ad affrontare un'inaspettata controversia sui marchi registrati, mentre un piccolo imprenditore rischia di vedere la propria azienda crollare sotto il peso dell'ombra del miliardario. La vicenda solleva interrogativi non solo sulla protezione della proprietà intellettuale nel settore tecnologico, ma anche sulle dinamiche di potere che governano l'innovazione nell'era digitale.

Quando i piccoli si scontrano con i giganti

Ron Shah, fondatore della startup Bizly, aveva grandi progetti per "Grok", un'applicazione di intelligenza artificiale progettata per gestire riunioni asincrone. Nel 2021, Shah aveva depositato la domanda per registrare il marchio, convinto di aver trovato il nome perfetto durante una sessione di brainstorming con un collega. Due anni dopo, mentre la sua applicazione era ancora in fase beta e in sperimentazione con l'azienda di servizi finanziari Carta, Shah si è svegliato sommerso da messaggi di congratulazioni per una presunta acquisizione da parte di Elon Musk.

La realtà era ben diversa: Musk aveva appena annunciato il lancio del suo chatbot AI con lo stesso identico nome. "È stato un giorno che non dimenticherò mai", racconta Shah. "È stato uno shock completo per me vedere tutti quei messaggi che mi chiedevano se Elon mi avesse acquisito".

L'impatto è stato devastante per la piccola startup. Un imminente round di finanziamento è saltato a causa delle preoccupazioni degli investitori sulla disputa del marchio, portando l'azienda sull'orlo della chiusura. "Abbiamo speso 2 milioni di dollari per sviluppare il nostro prodotto Grok", ha scritto Shah in una email all'avvocato di xAI, "e ora siamo sul punto di chiudere l'attività".

La lotta per un nome con radici fantascientifiche

Il termine "grok" non è una novità negli ambienti tecnologici, dove viene comunemente utilizzato per indicare una comprensione profonda di qualcosa. L'origine del termine risale al romanzo di fantascienza "Straniero in terra straniera" di Robert A. Heinlein, pubblicato nel 1961, dove rappresentava una parola del lessico marziano che significava "comprendere completamente".

Musk ha dichiarato apertamente di aver tratto ispirazione dall'opera di Heinlein per nominare il suo chatbot. Ma non è l'unico ad aver rivendicato diritti sul nome: oltre a Bizly, anche il produttore di chip AI Groq e il fornitore di software Grokstream hanno sollevato obiezioni, portando l'Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti a sospendere la domanda di registrazione presentata da xAI.

Nel labirinto del diritto dei marchi, la confusione del consumatore è l'arbitro finale.

Persino Grimes, ex partner di Musk, ha registrato il nome "Grok" per un giocattolo per bambini alimentato dall'intelligenza artificiale, ma la distinzione di categoria merceologica rende improbabile qualsiasi confusione tra i prodotti.

Quando la legge incontra il potere

Josh Gerben, fondatore di Gerben IP, uno studio legale specializzato in marchi, sottolinea che la legislazione sui marchi negli Stati Uniti è principalmente progettata per proteggere i consumatori dalla confusione, non necessariamente le aziende. "L'obiettivo è evitare confusione su chi sia dietro un prodotto o servizio", spiega.

La posizione di Bizly presenta alcune complessità: uno dei requisiti per registrare un marchio è dimostrare che venga utilizzato per vendere beni o servizi in almeno due stati. Sebbene la legge consenta di depositare un marchio per riservare i diritti su un nome prima del lancio di un'attività, la registrazione effettiva può avvenire solo quando il business è pienamente operativo.

Il fatto che l'app Grok di Bizly non abbia mai raggiunto il mercato e non sia attualmente disponibile potrebbe mettere in discussione quali diritti di marchio l'azienda possa effettivamente far valere. Shah ammette di non aver ancora inviato una lettera di diffida formale a xAI. "Chi sono io per intraprendere un'azione legale contro l'uomo più ricco del mondo?", si domanda.

Un pattern di controversie sui nomi

Non è la prima volta che Musk sceglie un nome per uno dei suoi prodotti che altre aziende sostengono di aver registrato in precedenza. Il caso di Twitter/X è emblematico: il mese scorso, la piattaforma di social media di Musk ha raggiunto un accordo in una causa intentata da un'azienda di marketing che affermava di possedere i diritti esclusivi sul nome "X".

Anche Neuralink, l'azienda di impianti cerebrali di Musk, si è avventurata in territori potenzialmente problematici, presentando domande per registrare i nomi "Telepathy" e "Telekinesis". Tuttavia, parole che descrivono una caratteristica di un prodotto o servizio, come "telepatia", generalmente non possono essere registrate come marchi. Le domande di Neuralink sono ancora in attesa di esame da parte dell'USPTO.

Shah sostiene di aver tentato di risolvere la questione con xAI in modo amichevole, offrendo persino di collaborare con l'azienda di Musk o di vendere il marchio Grok a un prezzo equo. "Abbiamo bisogno di recuperare i danni per sopravvivere", ha scritto nella sua email. Finora, afferma, nessuno di xAI ha risposto alle sue comunicazioni.

La vicenda di Grok illustra come, nel selvaggio west dell'innovazione tecnologica, anche i giganti con tasche profonde come Musk possano trovarsi impigliati in dispute legali impreviste. Al contempo, evidenzia le difficoltà che le startup più piccole devono affrontare quando si scontrano con i titani dell'industria, in un'arena dove le regole sembrano talvolta piegarsi di fronte al potere e all'influenza.