Le tensioni commerciali innescate dalla politica tariffaria dell'amministrazione Trump si sono intrecciate lunedì con le crescenti preoccupazioni sull'impatto dirompente dell'intelligenza artificiale sull'economia reale, producendo una seduta fortemente negativa a Wall Street. Il risultato è stato un sell-off trasversale che ha colpito settori apparentemente distanti tra loro, dal fintech alla logistica, dal private equity al mondo IBM, unificati da un denominatore comune: la vulnerabilità percepita di fronte all'accelerazione tecnologica dei sistemi AI. In questo contesto, il mercato ha reagito non tanto a dati macro deludenti quanto a narrazioni — report di analisti, blog post di aziende AI — che proiettano scenari di disruzione sistemica con effetti immediati sui corsi azionari.
Sul fronte macroeconomico, dopo che la Corte Suprema aveva venerdì annullato i dazi imposti da Trump attraverso una legge sui poteri d'emergenza, il presidente ha risposto nel weekend annunciando un rialzo tariffario al 15% sulle importazioni negli Stati Uniti, questa volta fondato su un diverso quadro normativo. L'incertezza generata da questo "ping pong" legislativo ha fatto schizzare il VIX — il cosiddetto "indice della paura" di Wall Street — del 12%, portandolo oltre quota 20, soglia convenzionalmente associata a una volatilità elevata e strutturata.
Il Dow Jones ha chiuso in calo di 823 punti, pari a -1,66%, registrando la peggiore seduta dell'ultimo mese. L'S&P 500 ha perso l'1,04%, mentre il Nasdaq Composite — l'indice più esposto al settore tecnologico — ha ceduto l'1,13%, proseguendo un trend ribassista che dall'ultimo record di fine ottobre accumula ormai un passivo di circa il 5,8%. Michael Landsberg, CIO di Landsberg Bennett Private Wealth Management, ha commentato che "il tira e molla sui dazi resterà probabilmente un tema di distrazione per i mercati per il resto dell'anno, anche se con una volatilità inferiore allo shock iniziale dell'aprile scorso".
La componente più inedita e per certi versi più significativa della giornata riguarda però il ruolo diretto dei sistemi di AI generativa nel muovere i prezzi azionari. Domenica, la società di ricerca Citrini Research ha pubblicato sul proprio canale Substack un report che delineava scenari ipotetici su come i progressi nell'intelligenza artificiale potrebbero destabilizzare specifici segmenti dell'economia. Il documento ha avuto un effetto immediato: i titoli citati nel report sono crollati in apertura di sessione.
American Express ha lasciato sul terreno il 7,2%, segnando la giornata peggiore dallo scorso aprile. DoorDash ha ceduto il 6,6% e la società di private equity KKR ha perso addirittura l'8,89%. Tre realtà operative in settori completamente diversi, accomunate dall'essere state menzionate in un'analisi speculativa sull'impatto dell'AI — un fenomeno che solleva interrogativi profondi sulla razionalità dei mercati di fronte alle narrazioni tecnologiche.
Il caso più emblematico è quello di IBM, il cui titolo ha registrato un crollo del 13,15%, il peggiore dal 2000. Il trigger è stato un blog post pubblicato da Anthropic — la società AI fondata da ex ricercatori di OpenAI e sostenuta da miliardi di dollari di investimenti da parte di Google e Amazon — in cui si illustrava come il proprio modello linguistico di grandi dimensioni Claude possa contribuire a "abbattere la barriera dei costi" nella modernizzazione del COBOL (Common Business-Oriented Language), il linguaggio di programmazione che ancora governa gran parte dell'infrastruttura IT bancaria e assicurativa mondiale. L'idea che un LLM possa sostituire i costosi consulenti specializzati in COBOL ha evidentemente spaventato gli investitori di IBM, che su questo segmento di servizi genera ricavi significativi.
Dal punto di vista tecnico, la capacità di Claude di assistere nella migrazione e modernizzazione del codice COBOL rappresenta un caso d'uso concreto di come i modelli linguistici avanzati stiano penetrando in nicchie altamente specializzate del mercato IT. Non si tratta di sostituzione automatica del lavoro umano, ma di un abbassamento della soglia di accesso a competenze rare e costose, con implicazioni dirette sul pricing dei servizi di system integration che costituiscono il core business di molti player storici dell'IT enterprise.
Sul fronte degli asset rifugio, l'oro ha guadagnato il 3,4% superando quota 5.200 dollari per oncia troy, confermando il suo ruolo di bene-rifugio in periodi di incertezza multipla. Bitcoin ha invece perso oltre il 4% nelle ultime 24 ore, attestandosi intorno ai 64.600 dollari e consolidando un drawdown di quasi il 50% dal record storico sopra i 126.000 dollari toccato a inizio ottobre. I Treasury bond americani hanno registrato un rialzo di prezzo (con conseguente calo dei rendimenti) grazie agli acquisti degli investitori in cerca di sicurezza, mentre il dollaro si è leggermente indebolito rispetto alle principali valute.
Matt Maley, chief market strategist di Miller Tabak + Co., ha sottolineato come alle pressioni tariffarie e all'incertezza sull'AI si aggiungano preoccupazioni sul credito privato e le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran: "Con tante incertezze che arrivano contemporaneamente al punto critico, non sorprende che i mercati mostrino debolezza." Daniela Hathorn, senior market analyst di Capital.com, ha centrato il problema strutturale: "La questione chiave per i mercati non è solo il livello del dazio in sé, ma l'imprevedibilità di ciò che viene dopo."
La giornata di lunedì offre uno spaccato interessante di come la narrativa intorno all'AI stia diventando un fattore di mercato autonomo, capace di muovere miliardi di capitalizzazione in poche ore sulla base di analisi prospettiche — non di dati consuntivi. Mentre il dibattito accademico sui benchmark dei modelli linguistici si svolge su arXiv e alle conferenze NeurIPS o ICML, sui mercati finanziari si sta formando un pricing del rischio di disruzione AI che anticipa gli effetti reali, talvolta con distorsioni. La domanda aperta per i prossimi mesi è se questa correlazione tra annunci AI e movimenti azionari si stabilizzerà in un modello interpretativo più sofisticato, o se resterà preda della volatilità narrativa che ha caratterizzato questa sessione.