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Commissario UE: stop alle app per deepfake di minori

Commissario UE: stop alle app per deepfake di minori

> L'autorità per l'infanzia inglese avverte: "Non esiste alcun motivo valido per l'esistenza di queste specifiche app"

La tecnologia più avanzata si scontra con la vulnerabilità dei più giovani in un fenomeno che sta assumendo contorni allarmanti in Italia e nel resto d'Europa. Le applicazioni di intelligenza artificiale capaci di "spogliare" virtualmente persone reali rappresentano una minaccia concreta per gli adolescenti, in particolare per le ragazze, che iniziano a modificare i propri comportamenti online per paura di essere vittimizzate. Secondo recenti indagini, molte giovani stanno limitando o eliminando completamente la condivisione di proprie immagini sui social media, timorose che questi strumenti di IA generativa possano essere utilizzati per creare deepfake a sfondo sessuale con il loro volto.

Il paradosso giuridico: contenuti illegali, ma tecnologia permessa

In un contesto normativo ancora inadeguato, emerge un paradosso inquietante: mentre la creazione e la condivisione di immagini sessuali esplicite di minori sono chiaramente illegali, la tecnologia che le rende possibili rimane perfettamente legale e accessibile. Questo vuoto legislativo espone i giovani a rischi concreti, come evidenziato dalla Commissaria per l'Infanzia inglese, Dame Rachel de Souza, che ha recentemente lanciato un appello per vietare immediatamente queste applicazioni.

"Questi strumenti che utilizzano la tecnologia deepfake per creare immagini di nudo di bambini non dovrebbero essere legali", ha dichiarato la Commissaria, sottolineando come non esista "alcuna ragione positiva per cui queste app debbano esistere nella nostra società". La richiesta è chiara: un intervento legislativo immediato per vietare questi strumenti e proteggere i minori dalle loro conseguenze estremamente dannose.

L'impatto psicologico sui giovani

Il fenomeno sta generando conseguenze devastanti sulla salute mentale degli adolescenti. Numerosi studi hanno evidenziato un legame diretto tra l'abuso tramite deepfake e l'insorgenza di ideazioni suicidarie e disturbi post-traumatici da stress. Un caso emblematico è quello di Mia Janin, adolescente che si è tolta la vita nel marzo 2021 dopo essere stata vittima di questo tipo di abuso.

Un'indagine condotta nel 2025 dall'associazione Girlguiding ha rivelato che il 26% delle ragazze tra i 13 e i 18 anni ha visto immagini deepfake sessualmente esplicite di celebrità, amiche, insegnanti o addirittura di se stesse. La diffusione di queste tecnologie sta alimentando una crescente cultura della misoginia, considerando che molti strumenti di IA sembrano funzionare esclusivamente su corpi femminili.

La tecnologia avanza più velocemente della nostra capacità di comprenderne i pericoli.

La vulnerabilità dei minori di fronte alla tecnologia

I ragazzi si trovano a fronteggiare una tecnologia che evolve "a una velocità e scala tali da risultare travolgenti", come sottolineato dalla Commissaria de Souza. Questa rapida evoluzione "confronta i bambini con concetti che non possono ancora comprendere", lasciandoli indifesi di fronte a strumenti potenzialmente devastanti nelle mani sbagliate.

Una diciottenne intervistata ha spiegato: "La narrativa di influencer come Andrew Tate, supportata da un'industria pornografica sempre più violenta e influente, sta facendo sembrare l'IA uno strumento che puoi usare per fare pressione sulle persone affinché escano con te o compiano atti sessuali". Una testimonianza che evidenzia come la tecnologia stia diventando un'arma nelle dinamiche relazionali tra adolescenti.

Minori autori inconsapevoli di reati

Un aspetto preoccupante del fenomeno riguarda i minori che diventano autori di reati sessuali senza realmente comprenderne le conseguenze. Avvocati specializzati segnalano un aumento dei casi di ragazzi, prevalentemente maschi, arrestati per reati sessuali commessi sperimentando con i deepfake, partecipando a chat WhatsApp dove circolano immagini esplicite, o cercando materiale pornografico con coetanei.

Danielle Reece-Greenhalgh, partner dello studio legale Corker Binning specializzata in reati sessuali, ha evidenziato come la legge stia cercando di "tenere il passo con l'esplosione della tecnologia deepfake accessibile", che già rappresenta "un enorme problema per le forze dell'ordine che cercano di identificare e proteggere le vittime di abusi".

Gli esperti legali sottolineano come i minori "guardino attraverso gli occhi di un bambino", incapaci di comprendere che ciò che stanno facendo è potenzialmente illegale oltre che dannoso. Marcus Johnstone, avvocato penalista specializzato in reati sessuali, ha dichiarato di lavorare con un "numero sempre crescente di giovani" coinvolti in questi crimini, spesso all'insaputa dei genitori che "pensano stiano solo giocando ai videogiochi".

Verso una regolamentazione efficace

La soluzione proposta dalla Commissaria per l'Infanzia include l'introduzione di una legge sull'IA che obblighi gli sviluppatori di strumenti di intelligenza artificiale generativa ad affrontare i rischi posti dai loro prodotti e a implementare sistemi efficaci per rimuovere le immagini deepfake sessualmente esplicite di minori.

Nel frattempo, si richiede all'autorità regolatoria delle comunicazioni di garantire che la verifica dell'età sulle app di "nudificazione" sia correttamente applicata e che le piattaforme di social media impediscano la promozione di questi strumenti ai minori, in conformità con la legislazione sulla sicurezza online.

Un portavoce governativo ha dichiarato: "Il Regno Unito è il primo paese al mondo a introdurre ulteriori reati relativi all'abuso sessuale infantile tramite IA, rendendo illegale possedere, creare o distribuire strumenti di IA progettati per generare materiale di abuso sessuale su minori". Un modello che potrebbe essere seguito anche dal legislatore italiano per colmare un vuoto normativo sempre più pericoloso nell'era dell'intelligenza artificiale generativa.

Risorse per la protezione

In Italia, numerose organizzazioni offrono supporto ai minori vittime di abusi online, tra cui il Telefono Azzurro (1.96.96) e la Polizia Postale attraverso il portale commissariatodips.it, dove è possibile segnalare contenuti illegali. Per i genitori e gli educatori, il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online rappresenta un punto di riferimento fondamentale nella lotta contro questo tipo di crimini informatici che colpiscono i più vulnerabili.