L'inganno perfetto nell'era digitale
Quello che inizialmente sembrava essere un progetto musicale sintetico guidato da direzione creativa umana si è rivelato essere qualcosa di molto più complesso. La band aveva negato categoricamente le proprie origini artificiali, fino a quando un presunto membro "aggiunto" del gruppo non ha confessato ai giornalisti che i Velvet Sundown avevano utilizzato la piattaforma di intelligenza artificiale generativa Suno per creare le proprie canzoni, definendo l'intera operazione un "art hoax", una beffa artistica.
La situazione si è complicata ulteriormente quando i canali social ufficiali della band hanno inizialmente smentito queste affermazioni, sostenendo che la loro identità stava venendo "dirottata". Successivamente, però, è arrivata una dichiarazione definitiva che confermava la natura artificiale del progetto: "Non del tutto umani. Non del tutto macchine", ma esistenti "da qualche parte nel mezzo".
La battaglia per la trasparenza
Roberto Neri, amministratore delegato dell'Ivors Academy, ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alle implicazioni di questo fenomeno. Secondo Neri, band generate dall'AI come i Velvet Sundown che raggiungono grandi audience senza coinvolgere creatori umani sollevano serie preoccupazioni riguardo trasparenza, paternità e consenso. Pur riconoscendo che l'intelligenza artificiale, se utilizzata eticamente, ha il potenziale per migliorare la composizione musicale, la sua organizzazione rimane preoccupata per quelle che definisce "questioni profondamente inquietanti" nell'uso dell'AI in musica.
Sophie Jones, responsabile strategica della British Phonographic Industry (BPI), ha sostenuto con forza la necessità di etichettature chiare per i contenuti generati dall'intelligenza artificiale. "Crediamo che l'AI dovrebbe essere utilizzata per servire la creatività umana, non per sostituirla", ha dichiarato Jones, chiedendo al governo britannico di proteggere i diritti d'autore e introdurre nuovi obblighi di trasparenza per le aziende che sviluppano intelligenza artificiale.
I rischi per gli artisti indipendenti
Liz Pelly, autrice di "Mood Machine: The Rise of Spotify and the Costs of the Perfect Playlist", ha evidenziato come gli artisti indipendenti potrebbero essere sfruttati da chi si nasconde dietro band generate dall'AI. Questi potrebbero creare brani addestrati utilizzando la musica di artisti reali senza il loro consenso o compenso. Pelly ha ricordato il caso del 2023 di una canzone caricata su TikTok, Spotify e YouTube che utilizzava voci generate dall'AI spacciandole per quelle di The Weeknd e Drake, successivamente rimossa dopo che Universal Music Group l'aveva definita "contenuto violativo creato con AI generativa".
Non è chiaro su quale musica siano stati addestrati gli album dei Velvet Sundown, e questa mancanza di chiarezza significa che gli artisti indipendenti potrebbero perdere compensi dovuti. "Dobbiamo assicurarci che non siano solo le pop star ad avere i propri interessi tutelati, tutti gli artisti dovrebbero avere la possibilità di sapere se il loro lavoro è stato sfruttato in questo modo", ha sottolineato Pelly.
Le risposte dell'industria
Aurélien Hérault, responsabile dell'innovazione presso il servizio di streaming musicale Deezer, ha rivelato che la sua azienda utilizza software di rilevamento che identifica i brani generati dall'AI e li etichetta appropriatamente. "Per il momento, penso che le piattaforme debbano essere trasparenti e cercare di informare gli utenti. Per un periodo di tempo, quello che chiamo la 'naturalizzazione dell'AI', dobbiamo informare gli utenti quando viene utilizzata o meno", ha spiegato Hérault.
Interessante notare che Deezer ha recentemente rivelato al Guardian che fino a sette stream su dieci di musica generata dall'AI sulla piattaforma sono fraudolenti. Hérault non ha escluso la possibilità di rimuovere le etichette in futuro, qualora la musica generata dall'intelligenza artificiale diventasse più popolare e i musicisti iniziassero a utilizzarla come uno "strumento".
Spotify e la questione degli "artisti fantasma"
Attualmente, Spotify non etichetta la musica come generata dall'AI e in passato è stata criticata per aver popolato alcune playlist con musica di "artisti fantasma" – gruppi fittizi che creano musica stock. Un portavoce dell'azienda ha dichiarato che Spotify non dà priorità alla musica generata dall'intelligenza artificiale, specificando che "tutta la musica su Spotify, inclusa quella generata dall'AI, è creata, posseduta e caricata da terze parti autorizzate".
Il caso dei Velvet Sundown rappresenta forse il passo logico successivo nell'evoluzione dell'intersezione tra musica e intelligenza artificiale, mentre la legislazione fatica a tenere il passo con un ecosistema musicale in rapida trasformazione. Come ha concluso Neri, il Regno Unito ha l'opportunità di guidare il mondo nell'adozione etica dell'AI in musica, ma servono framework legali robusti che garantiscano consenso e compensi equi per i creatori, oltre a etichettature chiare per gli ascoltatori.